Il Consiglio dei ministri di martedì 13 ottobre ha sottoscritto le intese definitive sull’autonomia differenziata con Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria e ha approvato quattro disegni di legge, uno per Regione, che le recepiscono. Alla seduta, presieduta da Giorgia Meloni, sedevano anche Alberto Stefani e il lombardo Attilio Fontana; al termine non si è tenuta la conferenza stampa. “Grande orgoglio per il Veneto”, ha detto Stefani dopo la firma, parlando di “una riforma che porta trasparenza”. Per il ministro Roberto Calderoli resta “un ultimo miglio da percorrere in Parlamento”. Matteo Salvini ha accolto il voto con soddisfazione, mentre Fratelli d’Italia rivendica la riforma come punto di programma: “Rispettiamo la parola data”, dice il ministro del Turismo, il veronese Gianmarco Mazzi.

Il governo ha anticipato i tempi. Le Regioni avevano trasmesso le intese tra il 3 e il 22 settembre, e la legge Calderoli concedeva 45 giorni. Il Veneto era stato il primo: il Consiglio regionale le aveva approvate il 3 settembre con 33 voti favorevoli, 3 contrari e 2 astenuti. Ora ciascun disegno di legge dovrà essere approvato da Camera e Senato a maggioranza assoluta dei componenti; la sanità sta in un allegato distinto dalle altre materie, come chiesto dal Parlamento nei pareri di luglio. Il centrodestra punta a chiudere nei primi mesi del 2027. In Parlamento c’è chi legge l’accelerazione anche in chiave politica, a ridosso del congresso straordinario della Lega del 24 e 25 ottobre e con l’ipotesi di un voto anticipato in primavera. Dal Sud la risposta è arrivata in poche ore: il presidente della Puglia Antonio Decaro ha annunciato che la Regione ricorrerà alla Corte costituzionale. Nella stessa seduta è slittata invece la manovra. Il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di bilancio da inviare a Bruxelles; il disegno di legge, atteso entro il 20 ottobre, arriverà in Parlamento a novembre. L’autonomia approda così alle Camere prima della legge di bilancio che dovrà precisare con quali risorse le Regioni la eserciteranno.

Il tema più delicato è il bollo auto. Il decreto-legge pubblicato il 17 settembre ha sospeso per il 2027 la tassa su un veicolo per persona, le auto fino a 80 kW o, in alternativa, una moto: circa 14,5 milioni di mezzi secondo le stime governative. La compensazione alle Regioni vale circa 2,3 miliardi, da ripartire con un decreto del ministero dell’Economia entro il 31 marzo 2027; fino ad allora nessuna Regione conosce la propria quota. In Veneto i proprietari interessati sono quasi due milioni. Il capogruppo del Pd Giovanni Manildo stima il gettito del bollo in circa 600 milioni l’anno, mentre Stefani assicura che “il Veneto non perderà nulla”. La presidente del Consiglio ha indicato l’intenzione di rendere l’esenzione strutturale; il ministro Giancarlo Giorgetti l’ha definita una misura emergenziale. Se diventasse permanente, un’entrata che la Regione oggi governa, anche come leva di politica ambientale, si trasformerebbe in un trasferimento statale.

L’intesa sanitaria va letta con lo stesso metro. Il Veneto potrà fissare tariffe di rimborso diverse da quelle nazionali per le strutture accreditate, gestire in proprio i fondi statali per edilizia e tecnologie sanitarie e istituire fondi sanitari integrativi. Potrà anche destinare risorse aggiuntive ad assunzioni a tempo determinato e prestazioni aggiuntive del personale, e riallocare le somme vincolate non spese. Il principio di fondo è l’invarianza finanziaria: nessun onere per lo Stato, nessun effetto sul Fondo sanitario nazionale. L’Ufficio parlamentare di bilancio lo aveva ricordato in audizione il 30 giugno: non sono previste nuove compartecipazioni ai tributi erariali, e le nuove funzioni andranno finanziate con risorse regionali. Sul finanziamento della sanità il confronto con Roma resta aperto. Una bozza discussa il 29 settembre dalla Conferenza delle Regioni indica oltre 18 miliardi aggiuntivi nel triennio 2027-2029 e chiede il superamento del tetto alla spesa per il personale, mentre il governo ha chiesto uno scostamento di circa 28 miliardi nel biennio 2027-2028 per energia e difesa. Dall’opposizione veneta Manildo parla di “autonomia svuotata”.