Dal 1993 a oggi gli investigatori avrebbero tra le mani una sola immagine, sfocata, del boss Matteo Messina Denaro. A diffonderla il Tg2 in un servizio andato in onda giovedì 30 settembre nell’edizione delle 20.30.

La primula rossa della mafia siciliana, 59 anni, è considerato dalla Direzione Investigativa Antimafia ancora una “figura criminale carismatica della mafia trapanese” anche se negli ultimi anni sarebbero emersi “segnali di insofferenza” da parte dei suoi affiliati, insoddisfatti dalla gestione continua e costante della latitanza del boss.

Stando al servizio trasmesso dal Tg2, una telecamera di sicurezza avrebbe ripreso per pochi secondi il volto del boss. Le immagini sono datate 2009 e sono state registrate nell’Agrigentino da una camera posta a qualche centinaio di metri dalla casa di Pietro Campo, boss della Valle dei Templi e considerato uomo di fiducia di Messina Denaro. Nel video si vedono due persone a bordo di un suv in una strada di campagna. Il passeggero, stempiato e con gli occhiali, è l’uomo individuato come Messina Denaro.

Matteo Messina Denaro e le leggende sulla sua latitanza

Messina Denaro, “u siccu”, “il magro”, letteralmente sparito nel nulla nel 1993, l’anno delle bombe a Milano, Firenze e Roma, dopo una vacanza a Forte dei Marmi con i fratelli Graviano: è ricercato in campo internazionale per “associazione di tipo mafioso, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materie esplodenti, furto ed altro”. Figlio di Francesco, capo della cosca di Castelvetrano (Trapani) e del relativo mandamento, nell’ultima tranche dei suoi 59 anni ha visto farsi “terra bruciata” intorno a colpi di arresti e sequestri di beni ma continua a restare imprendibile. Protagonista di un numero imprecisato di esecuzioni e tra gli organizzatori del sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo – rapito per costringere il padre Santino a ritrattare le rivelazioni sulla strage di Capaci e poi strangolato e sciolto nell’acido dopo 779 giorni di prigionia – Messina Denaro secondo molti inquirenti non sarebbe il capo di Cosa nostra ma sicuramente continua a rivestire un ruolo di assoluto rilievo: la rivista “Forbes” lo ha incluso tra i dieci latitanti più pericolosi del mondo.

Difficile distinguere il vero e il falso in quello che di Messina Denaro raccontano informatori e pentiti: che, beffando chi lo bracca da anni, vivrebbe in Sicilia, spostandosi di continuo; che si sarebbe sottoposto in Bulgaria (o in Piemonte) a una plastica ai polpastrelli e al viso; che avrebbe seri problemi agli occhi e ai reni, tanto da aver bisogno della dialisi; che godrebbe della protezione dalla ‘ndrangheta. Di volta in volta, c’è chi lo ha collocato sulle tribune del “Barbera” per un Palermo-Sampdoria, chi su una spiaggia greca, in vacanza con la compagna Maria, chi in una casa di Baden, in Germania. Ma l’unica certezza resta la sua irreperibilità dal 1993.

Il blitz in Olanda contro… un turista inglese

La soffiata direttamente dall’Italia: Matteo Messina Denaro, “u’siccu”, la “primula rossa” della Mafia siciliana, il più ricercato dei latitanti italiani, sarà in un ristorante con altre due persone, mercoledì 8 settembre. E quindi si imbastisce l’operazione, un blitz imponente, con armi spianate, agenti dei reparti speciali. L’irruzione però si rivela un clamoroso fiasco: a essere arrestato Mark L., turista inglese, che si trovava a l’Aja, nei Paesi Bassi, per il Gran Premio di Formula 1 (che si era tenuto il 5 settembre a Zandvoort). A imbastire l’operazione la polizia olandese e la Procura italiana di Trento.

Redazione