Dopo l’aspro dibattito sull’impeachment a Trump, la suddivisione dei voti tra colpevolisti e innocentisti ha rispettato le previsioni con la polarizzazione tra democratici, favorevoli, e repubblicani, contrari. Solo due democratici si sono opposti all’articolo sull’abuso di potere, che ha accusato Trump di aver condizionato gli aiuti all’Ucraina, alleato Usa in guerra con Mosca, in cambio di indagini contro il rivale democratico Joe Biden. Un vero e proprio ricatto, finalizzato a screditare il rivale e a trarre vantaggi in vista delle elezioni del 2020. Risultato finale: 230 deputati americani contro 197. Con la seconda accusa – ostacoli al Congresso nella ricerca della giustizia – un terzo democratico si è unito ai repubblicani in opposizione. La votazione è finita 229 a 198.

Grazie a questi voti i democratici americani hanno avviato un processo – che possiamo senz’altro definire “storico” – che inizierà nel gennaio 2020 al Senato. Proprio il Senato avrà l’ultima parola, appena dieci mesi prima delle elezioni presidenziali. In realtà, l’assoluzione è assai probabile: quella camera, infatti, è controllata dai repubblicani che possono contare su 53 senatori (su 100), mentre i democratici ne hanno 47, compresi i due indipendenti. Non va sottovalutato un altro aspetto a differenza della Camera dei Rappresentanti guidata dalla speaker Nancy Pelosi, veterana dei Democrats, il Senato è presieduto da Mike Pence, repubblicano e vicepresidente degli Usa, mentre il presidente pro tempore è un altro repubblicano, Chuck Grassley. Difficile dar torto ai democratici di fronte ai comportamenti tenuti dal Presidente degli Stati Uniti e ai rischi ai quali ha probabilmente esposto il suo paese sul piano internazionale. Trump, ovviamente, si è difeso da par suo ringhiando – più che “cinguettando” – su Twitter: «È un assalto all’America e ai Repubblicani!». Tuttavia, c’è da chiedersi se davvero la strategia dei democratici avrà qualche seppur minima probabilità di successo. Da almeno un paio d’anni i Dem sono alla ricerca spasmodica di capi d’imputazione per disarcionare il presidente.

In molti casi – ingerenze russe, evasione fiscale, corruzione, varie attività fraudolente – i tentativi sono falliti. E, a dire il vero, neanche le accuse che oggi pesano su Trump sembrano efficaci al fine di azzopparlo in tempo per le presidenziali. Il rischio boomerang è altissimo. Come ha scritto Ronald Brownstein su The Atlantic, «i democratici sanno che durante il 2020 Trump farà di tutto per convincere l’opinione pubblica del fatto che il voto sull’impeachment è il frutto dell’estremismo dell’opposizione. E quindi sanno di dover dimostrare ai loro elettori che una volta eletti hanno fatto qualcosa di più che processare il presidente. E in effetti è proprio quello che hanno fatto. I procedimenti giudiziari di Trump hanno eclissato tutti i risultati positivi raggiunti dai democratici negli ultimi mesi». Il partito ha fatto approvare una serie di misure molto importanti alla camera in tema di diritti civili e sociali. Ma il rischio è che, di fronte al consenso ancora molto ampio di Trump, nel paese resti soltanto la sensazione di una inutile caccia giudiziaria per mancanza di altri argomenti. Lo confermano pure i sondaggi. In vista delle elezioni presidenziali di novembre non è affatto una buona notizia.