Inizierà martedì il processo al Senato per l’impeachment al presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ieri sera i ‘manager’ dell’impeachment nominati dalla Camera hanno attraversato Capitol Hill per consegnare al Senato gli articoli di impeachment, non accolti però dell’altro ramo del parlamento Usa. Il leader della maggioranza repubblicana Mitch McConnell ha programmato l’inizio dell’iter per oggi alle 12.

LE ACCUSE A TRUMP DAL COLLABORATORE DI GIULIANI – A mettere ancora di più nei guai il tyconn americano sono le dichiarazioni potenzialmente esplosive di Lev Parnas, collaboratore dell’avvocato personale di Donald Trump, Rudy Giuliani, ha rilasciato in un’intervista a Msnbc a pochi giorni dall’inizio del processo di impeachment al presidente Usa in Senato. Per lui Trump “sapeva perfettamente cosa stava succedendo” a proposito delle pressioni sull’Ucraina affinché indagasse sull’ex vicepresidente Joe Biden, possibile sfidante democratico del tycoon, e sul figlio Hunter. Parnas ha raccontato che a maggio consegnò un ultimatum al nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dicendogli che nessun alto rappresentante Usa avrebbe partecipato alla cerimonia del suo insediamento e che tutti gli aiuti degli Stati Uniti sarebbero stati sospesi se non fosse stata annunciata un’indagine su Biden. Secondo Parnas, il giorno dopo che lui aveva consegnato il messaggio, il dipartimento di Stato Usa annunciò che il vicepresidente Mike Pence non sarebbe andato alla cerimonia per Zelensky.

Per il collaboratore di Giuliani, non solo Trump sapeva degli sforzi in Ucraina, ma sapeva anche il ministro della Giustizia William Barr, notizia respinta come “falsa al 100%” dal dipartimento della Giustizia. E ogni comunicazione avuta da lui con la squadra di Zelensky sarebbe stata su direzione di Giuliani: “Sapeva tutto dei miei movimenti. Io non avrei fatto nulla senza il consenso di Rudy Giuliani o del presidente”, ha dichiarato Parnas, che affronta diverse accuse in sede penale per violazioni del finanziamento della campagna elettorale. Se il racconto di Parnas venisse accertato, farebbe saltare un pilastro della difesa di Trump fatta dai repubblicani nell’ambito dell’impeachment, cioè che il congelamento degli aiuti militari all’Ucraina della scorsa estate da parte del presidente non fosse un ‘quid pro quo’, ovvero una mossa per ottenere in cambio un’indagine di Kiev sui Biden, perché Zelensky non sapeva.

LA ‘DIFESA’ DI GIULIANI – Giuliani ha commentato le dichiarazioni di Parnas in un messaggio inviato a un reporter di AP, definendole “tristi”. “Mi dispiace per lui” perché “pensavo che fosse un uomo onesto e invece mi sbagliavo”, ha scritto l’avvocato personale di Trump. Quando poi gli è stato chiesto se Parnas abbia mentito, Giuliani ha risposto: “Non rispondo ancora”. Le nuove accuse giungono dopo che i democratici della Camera Usa hanno rivelato una serie di nuovi documenti, messaggi del telefono e foto degli smartphone di Parnas, che sembrano confermare parte del suo racconto. Per i Dem si tratta di rivelazioni “profondmente allarmanti”, dal momento che fanno ipotizzare che possa esserci stata sorveglianza sulla ex ambasciatrice Usa in Ucraina Marie Yovanovitch, che venne poi silurata dall’amministrazione Trump in primavera. Dai messaggi viene fuori che un donatore di Trump, Robert F. Hyde, denigrava l’ambasciatrice in messaggi a Parnas e gli dava aggiornamenti su dove si trovasse e sul suo uso del cellulare.