Ha trascorso gli ultimi 43 anni di vita ingiustamente recluso in carcere. È la storia di malagiustizia che arriva dagli Stati Uniti e che vede protagonista Kevin Strickland, un uomo afroamericano di 62 anni, condannato per un triplice omicidio avvenuto nel 1978.

Martedì un giudice del Missouri ha stabilito la scarcerazione immediata di Strickland, vittima dunque di una delle condanne ingiuste più lunghe della storia americana.

Strickland fu condannato all’ergastolo, senza possibilità di libertà condizionale per 50 anni, nel giugno del 1979. L’anno precedente, quando Strickland aveva 18 anni, l’uomo venne arrestato in quanto ritenuto responsabile di una rapina finita in tragedia in una casa di Kansas City, la città più popolosa del Missouri. In quell’occasione quattro persone avevano ucciso tre giovani all’interno di quell’abitazione, il ventunenne Larry Ingram, del ventenne John Walker e della ventiduenne Sherrie Black, con una quarta persona, una ragazza di 20 anni, che era riuscita a salvarsi fingendosi morta.

Strickland venne arrestato il 26 aprile 1978, il giorno dopo la rapina finita nel sangue: decisiva fu la testimonianza della ragazza sopravvissuta, Cynthia Douglas, che in seguito confesserà di aver subìto pressioni da parte della polizia per indicarlo come uno dei colpevoli, ma non fece in tempo a ritrattare ufficialmente perché morì prima del ‘passo ufficiale’.

Da parte sua Strickland ha sempre negato il coinvolgimento negli omicidi: il 62enne afroamericano ha sempre ribadito che quella sera era a casa con alcuni familiari a vedere la televisione, versione confermata dagli stessi. Anche gli altri colpevoli arrestati, che lo conoscevano, avevano detto che lui non c’era.

La svolta per Strickland, a di poco tardiva, è arrivata grazie a una legge dello Stato che ha permesso la revisione del processo: in particolare grazie a nuovi esami delle impronte digitali è stato attestato che Strickland non era presente sul luogo del triplice omicidio quella sera.

A spingere per una revisione del processo e la liberazione del 62enne sono stati in particolare il procuratore della contea di Jackson Jean Peters Baker e altri legali e politici: di tutt’altra opinione invece il procuratore generale Eric Schmitt, fermo nella convinzione che il 62enne fosse colpevole.

Nel nuovo processo il giudice James Welsh ha stabilito che ‘la sentenza di condanna doveva essere “immediatamente annullata” e che ”in questa circostanza unica la fiducia della Corte nella condanna di Strickland è così minata da non poter reggere“.

Martedì però, dopo 15.487 giorni di ingiusta detenzione, Strickland ha potuto lasciare il carcere: “Non credevo che questo giorno sarebbe mai arrivato”, ha detto in una conferenza stampa all’esterno del penitenziario in cui era recluso, aggiungendo di voler andare a visitare la tomba della madre e di voler vedere l’oceano, che non aveva mai visto.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia