Certificati su certificati inviati all’ufficio del personale dell’azienda che gestisce i trasporti pubblici di Roma e che le pagava lo stipendio credendola in malattia mentre lei, 50 anni capostazione, invece di avere a che fare con la luce artificiale di fermate maleodoranti si godeva “l’oceano, un mare blu steso come una moquette nel salotto, le onde che arrivano al porto tra motoscafi, barche per la pesca del marlin blu e per avvistare i delfini”.

Questo e molto altro scriveva e mostrava con foto e pubblicità del suo Bed and breakfast di Puerto Rico, nel sud di Gran Canaria, sui social. A tradirla, le foto con gli amici del posto su spiagge assolate pubblicate con orgoglio. Assente dal lavoro dal primo lockdown grazie a una sfilza di certificati di malattia inviati all’ufficio personale con tanto di motivazioni. La dipendente dell’Atac, come racconta il Messaggero, è partita a febbraio 2020, volando verso le Canarie. L’azienda ovviamente era totalmente all’oscuro della fuga della dipendente verso altri lidi, così ha continuato a pagarla. Uno stipendio dietro l’altro, senza alcun sospetto.

E sarebbe andata avanti così ancora per molto grazie all’assegno mensile foraggiato dai contribuenti romani. Atac infatti incassa ogni anno oltre mezzo miliardo di euro dal Comune a cui vanno sommati i ristori dell’emergenza Covid. Non se ne sarebbe accorto nessuno se non per la sua voglia di esibire la nuova bella vita: “Benessere… è la parola chiave!!”, scriveva promuovendo quella che sembrerebbe essere la sua casa vacanze: “Voglia di mare, di sole e relax? What else? Che altro? Contattaci per informazioni”. Con link allegato del bed and breakfast.

Quindi è partita l’indagine interna della Direzione del pesonale Atac. Contattata l’Inps, si è scoperto che i certificati medici consegnati dalla donna all’azienda erano copie, non originali. All’impiegata vengono contestati atti non conformi (per i certificati fasulli) e doppio lavoro (vietato dal regolamento aziendale). La capostazione è stata per ora sospesa ma è facile credere che il passo successivo sia il licenziamento.

Gianni Emili