Si allunga ancora l’elenco dei decessi ‘eccellenti’ in Russia. A pochi giorni dalla scomparsa dell’ormai ex amministratore delegato della Far East and Arctic Development Corporation, Ivan Pechorin, morto a 39 anni dopo esser caduto da una barca mentre viaggiava ad alta velocità nei pressi dell’isola Russkij, nel Mar del Giappone, almeno stando alla versione ufficiale di Mosca, nella giornata di mercoledì è stato reso noto il decesso di Vladimir Sungorkin.

Sessantotto anni, Sungorkin era il direttore del quotidiano russo Komsomolskaja Pravda, storicamente vicino al Cremlino. Il giornalista è morto durante un viaggio d’affari a Primorye, nell’oriente russo, mentre si stava recando con alcuni colleghi in treno verso Khabarovsk prima di dirigersi a Mosca. Fedelissimo del presidente Vladimir Putin, Sungorkin avrebbe perso improvvisamente i sensi dopo aver mostrato segni di “soffocamento”.

La causa della morte sarebbe però “un ictus”, come accertato da un medico e raccontato all’agenzia russa RIA Novosti dal giornalista Alexander Gamov. Un collega presente con lui sul treno, Leonid Zakharov, ha riferito che pochi minuti dopo i segnali di soffocamento era stato accompagnato fuori a prendere aria, salvo poi morire per quello che è stato definito un ictus.

Sungorkin era un uomo particolarmente vicino al Cremlino: dal 1999 era direttore del quotidiano “Komsomolskaya Pravda” e tre anni dopo aveva assunto anche il ruolo di direttore generale e direttore editoriale dell’omonimia casa editrice. Nel corso degli anni era stato anche membro dei Consigli pubblici del Ministero della Difesa russo, del Ministero delle situazioni di emergenza della Russia, del Ministero dei trasporti della Russia, del Servizio federale di controllo anti droga.

Anche lo ‘Zar’ Vladimir Putin, a testimoniare la vicinanza della testata al Cremlino, aveva elogiato il giornale nel 2020 in occasione del 95° anniversario del suo primo numero. “Il leggendario Komsomolka ha percorso un lungo cammino creativo in questi anni e ha scritto pagine brillanti e indimenticabili nella storia dei media russi”. Aveva scritto in una dichiarazione il numero uno del Cremlino.

Con Sungorkin sono già due gli uomini vicini a Putin morti per ictus: nei mesi scorsi la stessa fine era toccata all’ex amministratore delegato della Far East and Arctic Development Corporation Igor Nosos: anche lui era scomparso improvvisamente a soli 43 anni, stroncato da un ictus, col corpo che non era stato sottoposto ad autopsia.

Quella di Sungorkin, come detto, è solo l’ultima delle morti ‘eccellenti’ tra i manager di Stato e tra gli oligarchi che hanno fatto parte della stretta cerchia di “fedelissimi” di Vladimir Putin. Soltanto lo scorso primo settembre era morto precipitando dalla finestra di un ospedale di Mosca Ravil Maganov, 67 anni, vicepresidente del board della compagnia petrolifera russa Lukoil.

A metà agosto era precipitato da un palazzo di Washington Dan Rapoport, finanziare di origine lettone che aveva fatto fortuna in Russia e che aveva criticato apertamente Putin, mentre a luglio era stato ucciso a colpi d’arma da fuoco nella sua piscina in un sobborgo di San Pietroburgo Yuri Voronov, 61 anni, alto dirigente della compagnia di trasporti Astra Shipping.

In precedenza altre morti sospette erano state quelle di Andrej Krukovskij, manager della stazione sciistica di proprietà di Gazprom a Sochi, precipitato lo scorso maggio mentre percorreva un sentiero. Quindi il lungo e inquietante elenco di suicidi: Mikhail Watford (nato Tolstosheya), magnate del petrolio e del gas arricchitosi il crollo dell’Unione Sovietica, trovato impiccato nel garage della sua casa nel Surrey in Inghilterra; Alexander Tyulyakov, vicedirettore generale del Centro per la sicurezza aziendale di Gazprom, trovato impiccato nel suo cottage di Mosca; Sergey Protosenya, 55enne ex Ceo di Novatek, trovato morto in Spagna a Lloret de Mar assieme a moglie e figlia adolescente, una vicenda ricostruita come un omicidio-suicidio; Vladislav Avayev, ex vicepresidente di Gazprombank ed ex consigliere del Cremlino, trovato senza vita nel suo appartamento in un lussuoso condominio di Mosca dopo aver ucciso, secondo la ricostruzione ufficiale, moglie incinta e figlia 13enne.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia