Ravil Maganov era ricoverato in un ospedale di Mosca, forse per problemi al cuore, e probabilmente anche per una forma di depressione che lo aveva colpito nell’ultimo periodo. Il Presidente del Consiglio di amministrazione di Lukoil, colosso russo del petrolio, è morto la scorsa notte dopo un volo dal sesto piano del nosocomio. Niente da fare, secondo quanto riferiscono agenzie internazionali e locali. E sui media di tutto il mondo si fa notare come questa sia solo l’ultima morte sospetta, quantomeno misteriosa, di un big dell’energia russa.

Maganov aveva 67 anni, era in Lukoil dal 1993 e a capo del board del 2020. Era stato tra i più stretti collaboratori del patron e fondatore della società Vagit Alekperov. Quest’ultimo, ex viceministro del Petrolio sovietico, di origini azere, si era però dimesso lo scorso aprile, a una settimana da quando il suo nome era entrato nella lista delle personalità destinatarie di sanzioni per via dell’invasione russa dell’Ucraina. “Alekperov ha informato la società della sua decisione di rinunciare alle sue funzioni di membro del consiglio di amministrazione di Pjsc Lukoil, nonché di dimettersi da presidente”, aveva annunciato la società in una nota.

Quello di Lukoil è un vero e proprio impero: 100mila dipendenti, il 2% del petrolio mondiale prodotto, è la maggiore società privata russa nel settore, seconda in assoluto in Russia, attiva in decine di Paesi compresa l’Italia. Alekperov l’aveva diretta per trent’anni. Quando si dimise si parlò della sua opposizione alla guerra in Ucraina ma anche della sua intenzione di proteggere le sue operazioni all’estero, minacciate dalle sanzioni. Il suo patrimonio è stimato intorno ai 23 miliardi di dollari.

Lo scorso marzo il board di Lukoil si era comunque schierato in un comunicato per “la rapida fine del conflitto armato” in Ucraina e aveva espresso “sincera vicinanza a tutte le vittime”. La nota continuava: “Supportiamo, con forza, la ricerca di un cessate il fuoco duraturo e una risoluzione dei problemi tramite negoziazioni serie e sforzi diplomatici” e “Lukoil, in tutte le sue attività, aspira a contribuire alla pace, alle relazioni internazionali, ai legami umanitari”. Una posizione tra le più esplicite espresse in Russia contro l’“operazione militare speciale”.

Maganov, che era anche vicepresidente della società, che non ha commentato la notizia, sarebbe quindi precipitato dal sesto piano dell’ospedale. Da una finestra. La notizia è stata riportata da Reuters e da agenzie russe come Rbc. Secondo il media Mash aveva problemi al cuore e di depressione. Suo fratello Nail Maganov è a capo della società di produzione petrolifera Tatneft, più piccola rispetto a Lukoil. Lo scorso 14 agosto Dan Rapport, tra i più critici oppositori del Presidente russo Vladimir Putin, era caduto da un palazzo di lusso di Washington e le circostanze erano state definite “estremamente sospette” da Bill Browder, ex finanziere americano con base a Mosca.

E nei mesi precedenti almeno sei oligarchi o alti funzionari russi erano morti in circostanze sospette: tutti trattati come casi di omicidio-suicidio o di suicidio, quattro dei quali legati al gigante dell’energia Gazprom o a una delle sue controllate. Sergey Protonsenya, ex presidente di Novotek, è morto in Spagna, a Lloret de Mar, trovato senza vita con la moglie e la figlia. A Leninsky il capo dei trasporti Gazprom Invest Leonid Shulman era stato trovato morto. Dopo un mese, nello stesso villaggio, è stato trovato impiccato nel garage di casa l’alto dirigente di Gazprom Alexander Tyulakov.

A questi si aggiunge il magnate del gas e del petrolio, russo di origine ucraina, Mikhail Watford, trovato morto nella sua magione nel Surrey, in Inghilterra, in “circostanze inspiegabili” secondo la polizia britannica. Accoltellato a morte, con tutta la sua famiglia, la moglie e due bambini, nella sua casa a Nizhny Novgorod, l’uomo d’affari russo Vasily Melnikov, 43 anni. L’ex presidente di Gazprombank Vladislav Avayev è stato trovato morto con la moglie e la figlia lo scorso aprile nel suo appartamento di Mosca.

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Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.