Ricordate l’inchiesta Pegaso? Era l’indagine sui vertici della famosa università telematica, inchiesta presentata come il terremoto giudiziario del momento che sfociò, in febbraio, in perquisizioni e sequestri di atti e pc sui quali il Tribunale del Riesame si pronunciò poi accogliendo le istanze difensive e commentando in maniera molto critica le scelte del pm. Ebbene, tanto rumore per nulla verrebbe da dire ora alla notizia che il giudice per le indagini preliminari Tommaso Perrella ha firmato il decreto di archiviazione. Che non vi fossero elementi per continuare a sostenere le accuse di corruzione deve averlo pensato anche il pm Henry John Woodcock che, dopo la bocciatura dell’inchiesta da parte del Riesame, ha fatto richiesta di archiviazione.

L’indagine è quella che a febbraio scorso si abbatté sui vertici dell’università telematica Pegaso per una serie di sospetti di corruzione in relazione all’iter di un emendamento alla legge di Bilancio 2020 (l’emendamento che al comma 721 cambiava il regime fiscale nei confronti degli atenei privati, quindi anche della Pegaso) e sulla trasformazione dell’università in società per azioni. L’archiviazione allontana quindi ogni accusa dall’operato del patron Danilo Iervolino, del direttore generale dell’ateneo Elio Pariota, del capo dell’ufficio marketing Maria Rosaria Andria, del vice prefetto Biagio Del Prete, del professor Francesco Fimmanò, avvocato, docente di Diritto commerciale e componente del Consiglio di presidenza della Corte dei conti, del professor Giuseppe Fioroni, dei magistrati del Consiglio di Stato Claudio Zucchelli e Paolo Carpentieri.

«Non sussistono i presupposti per procedere a un vaglio dibattimentale delle due ipotesi delittuose formulate dal pm», scrive il gip nel disporre l’archiviazione. «In particolare – aggiunge – quanto alla cosiddetta vicenda Fioroni, non emergono profili di rilevanza penale nelle condotte dei soggetti coinvolti». Il perché è spiegato così: «Dal 2018 Fioroni non riveste più alcuna carica pubblica né esercita alcun ufficio pubblico, ragion per cui l’attività di intermediazione dallo stesso posta in essere nel 2019 in favore della Pegaso, nell’ambito di una manovra di espansione economico-patrimoniale finalizzata all’acquisizione dell’università privata Link Campus University, risulta sottratta all’applicazione dello statuto penale della pubblica amministrazione».

E lo stesso vale per la vicenda relativa all’iter che ha condotto il Parlamento all’emanazione del cosiddetto “comma Pegaso” in base al quale anche le università non statali sono escluse dalla tassazione ordinaria prevista dal Testo unico delle imposte sui redditi. Tutto questo ha fatto vacillare l’ipotesi accusatoria sulle presunte corruzioni legate alla gestione del gruppo universitario Pegaso. «Iervolino, Fimmanò e gli altri presunti corruttori non hanno posto in essere alcuna condotta illecita ai fini dell’ottenimento dell’ormai famoso parere del Consiglio di Stato del 14 maggio 2019», sottolinea il gip nel decreto con cui mette un punto all’inchiesta, la sgonfia, la chiude, scagionando tutti gli indagati. Accolte, dunque, le tesi degli avvocati Vincenzo Maiello e Giuseppe Saccone e di tutti i penalisti del collegio di difesa che avevano contestato le ipotesi accusatorie. Ora il caso è chiuso, l’inchiesta archiviata.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).