Dopo l’annullamento del sequestro di un mese fa, il Riesame parla di «ipotesi accusatoria confusionaria», «contraddittoria», «scaturita da presupposti che rimangono alquanto oscuri». L’indagine è quella per presunta corruzione che coinvolge il patron dell’università telematica Pegaso Danilo Iervolino e altri sette professionisti, tra i quali Francesco Fimmanò, avvocato, professore di Diritto commerciale e componente del Consiglio di presidenza della Corte dei Conti.

«Il mio profondo senso dell’istituzione Giustizia mi porta a parlare con gli atti giudiziari delle vicende che mi riguardano, con profondo rispetto dei magistrati, compresi i pm. Quanto accaduto è epifanico di macro-problemi sottesi e sui quali dobbiamo concentrarci nell’interesse della Repubblica», commenta Fimmanò. Demolendo l’inchiesta della Procura, il Riesame critica anche l’uso del sequestro probatorio che, scrivono i giudici, «lungi dall’essere fondato su un vero e proprio fumus commissi delicti» si basa su ipotesi investigative «frutto di palesi equivoci, di errate ricostruzioni e di contraddizioni logiche», assumendo pertanto una valenza esplorativa che mal si concilia con la sua natura di mezzo di ricerca della prova e non già della stessa notizia di reato. Eppure per quel sequestro la Procura aveva impiegato circa duecento uomini, dopo aver fatto intercettazioni per un anno intero. «Non avrei mai pensato – afferma Fimmanò – che esistessero vicende così assurde e meno ancora che potessero riguardarmi. Ora, però, sento il dovere di dedicarmi per il resto della vita a questi problemi gravi dell’ordinamento perché c’è chi non ha strumenti per difendersi, non ha la forza di reagire e alla fine soccombe».

Prima ancora che una riforma, secondo il professor Fimmanò servirebbe «recuperare la coscienza civile e il senso delle istituzioni, altrimenti non c’è riforma che tenga. Ascoltiamo in tv le vicende Palamara, fingiamo di scandalizzarci e poi andiamo a letto come se avessimo guardato Masterchef. I nostri padri avrebbero fatto le barricate. Se i costituenti vedessero oggi il rapporto malato tra certa stampa e le Procure si rivolterebbero nella tomba. Negli Stati Uniti i media sono un esempio di libertà. Nel mio caso i giornalisti, o meglio un giornalista, è comparso all’improvviso all’udienza successiva alla mia dopo che il Riesame aveva già annullato tutto, ed è corso a informare tutti perché occorreva il megafono prima del flop annunciato, visti i personaggi attraenti coinvolti. È una cosa da Paese civile?».

Fimmanò ha già scritto ai vertici degli uffici giudiziari napoletani. «In verità sto ponendo questi problemi non solo ai presidenti dei Tribunali ma a tutte le istituzioni competenti – spiega – Per il momento il silenzio è assordante ma metterò tutti di fronte all’obbligo d’ufficio di prendere posizione. Anche perché, per esempio, l’asserzione che partecipare a un convegno o a un master di un magistrato può configurare reato, per abnorme che sia, è ora un problema per loro. Perché a questo punto sarò io stesso a fare esposti in tutta Italia agli oltre 2mila magistrati che legittimamente sono impegnati in attività formative». «Sulle ragioni di quanto accaduto non entro nel merito. Ma – aggiunge Fimmanò – in generale è paradossale che in Italia debba preoccuparsi chiunque sia diventato molto autorevole o abbia avuto successo con merito. Mi dicevano “non ti esporre”, “sei una legal star”, “stai attento, soprattutto a Napoli”: ma potrei mai rinunciare alla mia passione per il Diritto e la Giustizia, alla mia stessa vita nei miei cento impegni perché altrimenti entro in una sorta di mirino? Ma dove siamo? In Corea?».

E l’ultima riflessione è su Napoli: «Questa meravigliosa città si è incattivita – conclude Fimmanò – Purtroppo, come tutte le grandi capitali irrimediabilmente decadute, vive una lenta agonia. E il problema è proprio la borghesia incapace di sussulti, di tensione eroica, che vive in una drammatica condizione autoreferenziale e protezionistica del nulla».

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).