La notizia di ieri era che la Lombardia fa registrare, grazie al lockdown, un tasso di contagio R0 di 0,75. Inferiore allo 0,80 della media nazionale. Il tasso si riferisce al numero medio di contagi secondari che una persona positiva al coronavirus può innescare. Ad annunciarlo il vice presidente della Regione più colpita dal Covid-19 in Italia, Fabrizio Sala. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità diffusi il 30 aprile 2020, tutte le Regioni sono riuscite a far calare l’R0 sotto la soglia di 1. Vuol dire che ogni positivo è in grado di contagiare meno di una persona alla volta. Il tasso più alto è registrato in Molise, al 0,84. Anche se la regione è quella che fa registrare il dato più basso di contagi totali (301), di contagi attivi (177) e di decessi totali (22). 

I dati sono aggiornati al 28 aprile. E quindi precedenti alla fine delle restrizioni, al via da lunedì 4 maggio. Il vice presidente della Lombardia aveva comunque sottolineato il comportamento virtuoso della Regione Lombardia e dei suoi cittadini. “Stiamo incrociando tutti i numeri che ci arrivano e con l’aiuto di alcuni ricercatori calcoliamo il tasso di R0. Al momento sappiamo che in Italia il tasso è 0,80, il tasso R0 della Lombardia è 0,75, quindi ogni persona contagia 0,75 persone cioè non più di una – ha specificato Fabrizio Sala a Skytg24 – È importante rimanere sotto l’uno e questo è il compito di tutti noi e di tutti i cittadini”. Il vice governatore ha osservato che nella Regione si è “arrivati al 60% di mobilità rispetto a un giorno normale. Un dato che se lo mettiamo a confronto con la percentuale delle attività che hanno riaperto, è un dato positivo perché le attività produttive riaperte sono l’80%. Molti non si sono mai fermati come i sanitari e le attività essenziali e ieri (lunedì 4 maggio, ndr) abbiamo avuto 940mila lavoratori che sono tornati a lavorare. Sappiamo che un terzo sono in smart-working, anche questo contribuisce ad abbassare la mobilità e questo dato ci dice che Lombardia sta rispondendo in modo positivo alla battaglia contro il virus”.

Il dato della Regione (0,75) è superiore a quello fatto registrare dall’Iss (0,53). Una differenza dettata dal tipo di algoritmi usati per il calcolo, ha sottolineato il vice presidente. Più che di R0 l’Iss parla tra l’altro di Rt: ovvero dell’R0 calcolato su un segmento temporale, in questo caso quello registrato durante il lockdown. Da sottolineare che sui dati influiscono anche il numero degli abitanti in assoluto e la densità abitativa nella regione. Secondo scienziati e governo la soglia massima dell’Rt per tornare a consentire lo spostamento tra regione deve essere inferiore a 0,2. Una soglia sotto la quale si trova soltanto l’Umbria 0,19 seguita da Basilicata a 0,35 e Trento con 0,42. Il Molise registra il dato più alto seguito da Puglia (0,78) Piemonte (0,75) Emilia Romagna (0,72) e Sardegna (0,66). I valori dell’Rt (che possono essere stimati fino a 15 giorni prima) verranno riportati con cadenza settimanale. Mancano, tuttavia, quelli di Campania e Ligura “per problemi di qualità dei dati”.

Secondo l’Iss nella quasi totalità dei casi registrati il contagio è stato trasmesso in Italia, tranne i primi tre registrati nel Lazio, a Roma, provenienti verosimilmente dalla Cina. La gravità clinica registrata dall’Iss è disponibile per 52.577 casi di cui 7.133 (13,6%) asintomatici, 9.795 (17,2%) paucisintomatici, 8.595 (16,3%) con sintomi per cui non è specificato il livello di gravità, 18.756 (35,7%) con sintomi lievi, 9.123 (17,4%) con sintomi severi tali da richiedere ospedalizzazione, 995 (1,9%) con quadro clinico di gravità critica che richiede ricovero in Terapia Intensiva. Diagnosticati invece 20.797 i casi tra gli operatori sanitari, pari al 10,4% dei casi segnalati. Anche se i dati indicano una totalità presso la categoria inferiore rispetto a quella totale, il dato è “verosimilmente dovuto al fatto che gli operatori sanitari asintomatici e pauci-sintomatici, sono stati maggiormente testati rispetto alla popolazione generale. Tuttavia, va anche sottolineato che l’informazione sull’esito della malattia non è nota per un numero elevato di casi”. I più colpiti nella categoria sono gli infermieri e gli ostetrici, seguiti dai medici ospedalieri (il dato disponibile per 20.593).

Redazione