Che mansioni ricopriva Luana D’Orazio, morta a 22 anni stritolata dall’orditoio mentre lavorava in una ditta tessile di Montemurlo in provincia di Prato? E qual era il livello di rispetto delle norme di sicurezza in azienda? Sarà la magistratura, con il procuratore capo di Prato Giuseppe Nicolosi e il sostituto procuratore Vincenzo Nitti, a far luce sulle condizioni di lavoro nella fabbrica anche ascoltando venti gli operai dell’azienda.

Il Riformista.it ha voluto affrontare il tema chiedendo al prefetto Francesco Tagliente, uno dei massimi esperti in Italia sul tema della sicurezza sul lavoro, cosa fare per tutelare la salute e l’integrità dei lavoratori, proteggendoli dai rischi.

Prefetto gli infortuni e le morti sul lavoro stanno tornando in questi giorni in auge, cosa sta succedendo?

Gli infortuni sul lavoro non devono e non possono considerarsi inevitabili fatalità, bensì eventualità che possono e devono essere previste e scongiurate, rendendo più sicuri gli ambienti lavorativi e le attrezzature utilizzate, anche mediante un’efficace attività di formazione e informazione del personale, finalizzata alla prevenzione dei rischi e all’adozione di valide misure di protezione. Il contenimento e l’eliminazione dei fattori di pericolo entro livelli di accettabilità può essere attuato anche promuovendo buone prassi. Oggi i dati disponibili circa il numero di infortuni sul lavoro, dimostrano che negli ultimi anni si è verificato un lieve calo. Tuttavia, non possiamo abbassare la guardia: le garanzie di sicurezza sul posto di lavoro e la conoscenza dell’insieme di leggi e norme che la disciplinano devono rappresentare l’obiettivo principale da perseguire.
Servono nuove normative in materia?

Sono fortemente convinto che gli strumenti normativi sono importanti, ma servono a poco se non sono accompagnati dalla conoscenza delle norme e dalla capacità di applicarle e di farle applicare. Sono anche consapevole che questo non basta se non c’è la conoscenza attraverso il coinvolgimento non solo degli addetti ai lavori, del datore di lavoro, delle aziende e dei prestatori di lavoro, ma anche di una società civile che deve prendere coscienza di temi così delicati quali sono quelli della sicurezza sul posto di lavoro. Non possiamo negare che ogni morte sul lavoro è una morte dettata da una negligenza perché non possiamo dire è successo una disgrazia. Quella disgrazia sicuramente poteva essere evitata.

Fatalità o mancanza di rispetto delle regole?

E’ possibile evitare anche quelle tragedie che non possono essere ricondotte a caso ma alla distrazione di qualcuno o alla mancata attuazione di quelle procedure finalizzate a migliorare le condizioni di lavoro.

Le aziende in Italia fanno abbastanza per i lavoratori?

Per le aziende fare un investimento sulla sicurezza significa anche maggiore produttività perché così come gli urbanisti ci hanno insegnato che l’ambiente urbano determina il comportamento sociale, che una lampadina scoraggia un furto, così interventi per la sicurezza e il decoro degli ambienti di lavoro alimentano maggiore consapevolezza degli strumenti a disposizione e aumenta inevitabilmente la produttività. Un ambiente di lavoro disagiato riduce la produttività, riduce i tempi di attenzione e le energie per il lavoro. Quindi fare investimenti sulla sicurezza significa avere un ritorno economico.

Sofia Unica