Daniela Poggiali, l’ex infermiera imputata per l’omicidio di due pazienti morti in corsia all’Ospedale di Lugo, ha ricevuto una doppia assoluzione e la scarcerazione immediata. La sentenza della Corte di Assise di Appello di Bologna, presieduta da Stefano Valenti, perché il fatto non sussiste nell’appello ter per la morte di Rosa Calderoni e per il caso di Massimo Montanari.

Calderoni aveva 78 anni ed era morta l’8 aprile del 2014. Montanari era deceduto invece a 94 anni nello stesso ospedale in provincia di Ravenna. Per il primo caso la condanna in primo grado era stata l’ergastolo, due volte riformato da assoluzioni in appello, quindi annullate da altrettanti verdetti in Cassazione. In primo grado, per il caso del 94enne, la condanna era stata di trent’anni.

Era il sesto processo, terzo in Corte d’Appello che vedeva imputata l’infermiera. Il rappresentante dell’accusa aveva chiesto in udienza la conferma della condanna all’ergastolo. Per Poggiali è stata ordinata l’immediata scarcerazione. L’imputata raggiungerà quindi Forlì, dov’è in custodia cautelare, e una volta presi i suoi effetti personali sarà di nuovo libera. Presenti in aula la sorella e il cognato della donna. Quattro le assoluzioni in appello dalle accuse di omicidio e per la seconda volta nel giro di quattro anni per l’ex infermiera.

L’infermiera era stata arrestata una prima volta il 9 ottobre del 2014. Era stata indagata per vilipendio di cadavere (per via di alcune foto che la vedevano sorridente sul corpo di una persona deceduta) e sospettata di altri delitti tramite iniezioni letali di cloruro di potassio. “I risultati della consulenza statistica depongono per un’opera sistematica di eliminazione di ricoverati”, scrivevano i giudici del Tribunale del Riesame nel 2015 rigettando la sua istanza di scarcerazione. Una consulenza dell’Istituto di Medicina Legale di Verona riferiva di un anomalo tasso di mortalità nell’Ospedale di Lugo quando Poggiali lavorava in reparto. “Il fatto non sussiste”.

Mi hanno già condannato come una serial killer ma la verità è che senza la prescrizione del medico non ho mai dato neppure un sedativo ai pazienti. Figuriamoci se ho ucciso”, diceva in un’intervista a Il Corriere della Sera nel 2015 scusandosi per le fotografie con i pazienti morti.

“Sono felice, non poteva che andare così”, le parole di Poggiali di oggi riportate dall’Ansa. “La mia assistita è stata assolta da tutte le accuse perché il fatto non sussiste. Finalmente è stata fatta giustizia, anche se tardiva“, il commento dell’avvocato Gaetano Insolera, legale di Daniela Poggiali, dopo le assoluzioni della Corte d’Assise d’Appello di Bologna a Lapresse.