“Una mortalità coerente, di un ordine di grandezza addirittura un po’ inferiore“. Vittorio Demicheli, presidente della Commissione di verifica sul Pio Albergo Trivulzio e direttore sanitario dell’Ats di Milano, nega nella relazione della commissione d’inchiesta sull’operato del Pio Albergo Trivulzio in epoca di pandemia Covid i numeri allarmistici diffusi dai parenti delle vittime e da alcuni giornali. Non è successo niente di molto diverso da quello che è accaduto nella media delle strutture simili, anzi l’impatto è stato leggermente inferiore“, ha infatti sottolineato Demicheli, che ha indagato sulla gestione della ‘Baggina’ nella commissione che vede tra i componenti anche il magistrato Gherardo Colombo e Giovanni Canzio, numero uno dell’anticorruzione regionale.

Diversa invece la situazione relativa alle assenze, “tantissime tra il personale, e di queste solo una parte piccola può essere giustificata dalla malattia”, ha precisato il direttore sanitario dell’Ats Milano. Nel corso dell’epidemia si è verificato un “assenteismo un po’ superiore a quello medio di strutture analoghe” tra il personale sociosanitario del Pio Albergo Trivulzio, “una media anomala rispetto a quella di altre strutture”, ha spiegato Demicheli, sottolineando che “la paura di avere la malattia ce l’avevamo tutti”.

Demicheli, parlando di forza lavoro, ha precisato che “durante il periodo di emergenza le assenze del personale del Pio Albergo Trivulzio hanno raggiunto la media del 50%, assenze solo parzialmente giustificate dalla pandemia. Le infezioni da coronavirus denunciate all’Inail non superano il 9%“. Secondo l’analisi della Commissione, l’assenza media nella struttura milanese è pari al 30% mentre quelle in emergenza hanno raggiunto il 57%, di cui il 9% per infortunio Covid.

Nella relazione si fa riferimento quindi a come è ‘entrato’ il Coronavirus nella struttura sanitaria. “La presenza di casi sospetti in diverse strutture del PAT fin dai primi giorni di epidemia è coerente con l’ipotesi di un’introduzione precoce dell’infezione (attraverso personale, visitatori e pazienti ambulatoriali) e di una successiva propagazione interna tra ospiti e pazienti, che le procedure di isolamento adottate (in camera singola o per coorte) non sono riuscite ad arginare in modo efficace”, si legge nella relazione.

Critiche pesanti invece dalla commissione sulla scarta disponibilità di Dpi e la difficoltà di un loro reperimento, con gli esperti che hanno sottolineato anche la scarsità di tamponi effettuati al personale.