Perquisizioni a tappeto al Pio Albergo Trivulzio, a Cesano Boscone e in altri tre centri di assistenza agli anziani della Lombardia. Sono arrivate le auto della Finanza, mandate dai Pm, e hanno sequestrato tutto. Si cercano gli untori. Chiamiamoli così, per semplicità, visto che il reato che viene loro contestato è molto simile a quello per il quale, nel Seicento – ce lo racconta Manzoni – furono passati alla ruota della tortura e poi uccisi e poi esposti al ludibrio pubblico diversi chimici, e farmacisti e calzolai che erano stati beccati mentre diffondevano la peste.

Il reato, oggi, si chiama “epidemia colposa”, non si sa bene da quanto tempo esista nel nostro codice penale e perché nessuno abbia mai pensato a cancellarlo. È un reato che potrebbe essere accostato a quello di jattura. E non escluderei che, adoperando la dottrina Caselli-Ingroia, e associando il reato di epidemia all’articolo 110 del codice penale, possa nascere il reato di concorso esterno in epidemia colposa. È molto probabile che succederà. Ormai stiamo diventando un Paese nel quale non esiste problema, piccolo o gigantesco, che non venga affidato, per la soluzione, alla magistratura. La quale non si lascia pregare, fa la faccia seria e interviene immediatamente anche dove non ci capisce niente di niente. Stavolta nemmeno glielo puoi far pesare di non capirci niente, perché nessuno ci capisce niente. Nessuno sa niente di questo virus. E il reato è quello: non ne sai niente, quindi hai diffuso il contagio. Poi dietro c’è come sempre un obiettivo politico.

Stavolta l’obiettivo, al momento, è il presidente della Lombardia, Fontana. Vogliono la sua pelle. Poi si muoveranno altri magistrati e troveranno altri obiettivi politici. Anche opposti. Voi vi stupite? Non vi ricordate che per il terremoto dell’Aquila furono mandati sotto processo fior di scienziati colpevoli di non averlo previsto? Dagli, dagli, dagli all’untore. Prèndilo, scànnalo. Oh povero Manzoni, inutile scrittore.