Tante prime pagine, con Repubblica che titolava ‘Strage nascosta’, ma l’inchiesta sulle morti tra gli ospiti del Pio Albergo Trivulzio e di altre 7 Rsa milanesi durante la fase più acuta della pandemia di Covid-19 potrebbe non arrivare mai in aula di tribunale.

La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per i dirigenti delle strutture sanitarie meneghine, tutti indagati per il loro operato durante i mesi più difficili per l’intero Paese, alle prese con l’esplosione dei contagi e senza il vaccino risultato poi decisivo per far calare drasticamente il contagio e i decessi.

Nella lente d’ingrandimento dei magistrati milanesi erano finite sette Rsa: la più famosa era ovviamente la ‘Baggina’, il Pio Albergo Trivulzio, ma i pm indagavano anche su residenze per anziani come Auxologico, Parco delle cave, Mater Fidelis, oltre a 4 strutture del gruppo Korian (Saccardo, Ippocrate, la casa di riposo Santa Marta e la casa di riposo Santa Lucia).

Inchiesta nata dopo gli esposti di personale della Rsa e parenti dei pazienti: tutti lamentavano la carenza di Dpi, i dispositivi di protezione come camici, mascherine e guanti, sia per il personale che per ospiti e parenti, oltre ad una gestione poco sicura dei reparti, con positivi al Covid-19 a contatto con altri ricoverati, a loro avvolta ammalatisi.

Dopo mesi di indagini e titoli sui giornali, per i pm Mauro Clerici e Francesco De Tommasi, coordinati dall’aggiunto Tiziana Siciliano, “non è stata acquisita alcuna evidenza di condotte colpose o comunque irregolari, casualmente rilevanti nei singoli decessi, in ordine all’assistenza prestata“.

L’inchiesta condotta dai magistrati milanesi ha portato a valutare ed esaminare 418 cartelle cliniche della ‘Baggina’ e a iscrivere nel registro degli indagati il suo dg Giuseppe Calicchio. Pm che nella richiesta di archiviazione scrivono che effettivamente sono state verificate delle “carenze” nella gestione della pandemia, ma che non è stato possibile accertare che siano state le scelte di manager e sanitari a provocare le vittime nel Trivulzio.

I pm coordinati da Tiziana Siciliano scrivno inoltre che non è stato possibile neanche accertare “carenze specifiche diverse dalle criticità generali riguardo le misure protettive o di contenimento che possano con verosimiglianza aver inciso sul contagio dei singoli soggetti”. Impossibile di fatto ““tracciare” il “percorso dell’infezione” all’interno della struttura anche se “l’adozione tempestiva” di mascherine, camici e Dpi, scrivono ancora i pm citando la relazione dei consulenti tecnici “’avrebbe con ogni verosimiglianza limitato la diffusione del contagio all’interno” della struttura.

Adesso dunque la palla passa al Gip, che dovrà decidere se archiviare l’indagine su Pio Albergo Trivulzio e le altre sette Rsa coinvolte nell’indagine.

Per il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, che questa mattina ha commentato la richiesta di archiviazione sul ‘Pat’, c’è stata “una speculazione indegna, ero tranquillo anche perché la commissione di Gherardo aveva condotto un’indagine da cui era emerso che da parte del Pat non era stata fatta alcun tipo di violazione di norme e protocolli”. Il governatore lombardo ospite di ‘Mattino5’ si è detto quindi “contento” per Calicchio, ex direttore generale della ‘Baggina’, e per gli altri indagati, “la dimostrazione della serietà e della professionalità con cui è stato gestito il Pio Albergo, sono contento umanamente di sapere che non ci sono state responsabilità ed errori”.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia