Un anno fa, i giorni della gogna e delle mille falsità sul Pio Albergo Trivulzio di Gad Lerner e di Repubblica. Oggi, e ormai da sei mesi, nella più grande casa di riposo europea non c’è più traccia di Covid. Tutti quanti, il direttore generale Giuseppe Calicchio, il supervisore Fabrizio Pregliasco, i medici e tutto il personale sanitario si sono rimboccati le maniche e l’istituto ha ripreso l’antica immagine di luogo d’eccellenza, sia come residenza per anziani che nella prestigiosa area ospedaliera della riabilitazione. Si attendono a giorni le conclusioni della Procura della repubblica, che aveva aperto le indagini un anno fa proprio in seguito alla gogna giornalistica e alle conseguenti denunce di privati cittadini. Nel frattempo sia la relazione della Commissione voluta dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano che quella dei periti del tribunale, hanno concluso che al Trivulzio non è successo niente di diverso da tutte le Rsa italiane ed europee.

Ma qualcuno, per esempio Gad Lerner, chiederà scusa per quei titoli, per quella campagna di stampa la cui ferocia non era seconda a quella dei tempi di Mani Pulite? Riguardiamoli insieme, quei titoli sparati come pallottole a riempire tutta la prima pagina di Repubblica. 5 aprile 2020, Gad Lerner: “La strage nascosta del Trivulzio”. “L’epidemia insabbiata”. 7 aprile: “Poveri morti nascosti”. “Si allarga la vergogna del Trivulzio”., editoriale di Gad Lerner: “Occultamento di dignità”, “Quei corpi accatastati sono una ferita per la città”. 8 aprile: “Mani Pulite sul Trivulzio”. 9 aprile : “Quei referti scomparsi al Trivulzio”. E così via, con la suggestione di un Istituto dipinto come un lager in cui gli anziani venivano lasciati morire e le bare giacevano accatastate. Finché non arriva la Guardia di finanza a perquisire per sedici ore il Trivulzio e a sequestrare “una quantità enorme di materiale sulle falle della gestione sanitaria dello storico centro geriatrico milanese”.

Ma il museo degli orrori non avrà vita lunga. Provvederà prima di tutto il supervisore Fabrizio Pregliasco a mettere i puntini sulle i e a ricostruire l’immagine di una struttura da sempre considerata di altissimo livello e dove il numero di contagiati e anche di morti è stato inferiore rispetto alla media non solo milanese e italiana, ma anche europea. Ma sarà poi il risultato, davvero clamoroso, della Commissione istituita fin dall’8 aprile da Regione Lombardia e Comune di Milano (che inserisce Gherardo Colombo, ex pm di Mani Pulite) a rimandare al mittente, punto per punto, tutte le accuse della campagna di gogna di Repubblica. Ventitré riunioni, sedici audizioni e 1.400 documenti esaminati. Ed ecco le conclusioni. Primo punto fondamentale, e già dovrebbe essere sufficiente: al Pat “la gestione dell’emergenza è stata conforme ai protocolli e alle raccomandazioni dell’Oms e dell’Istituto superiore di sanità”.

Smentita un’altra “verità”, cioè che il Covid sarebbe entrato nell’Istituto in seguito a una delibera regionale che chiedeva alle Rsa di ospitare malati provenienti dagli ospedali nella fase di convalescenza. Ebbene, il Trivulzio non ne ha accolto nessuno, il virus è entrato tramite parenti e personale esterno, come ovunque. Caduta anche l’accusa più bruciante, e cioè che la dirigenza avrebbe vietato ai dipendenti l’uso di mascherine “per non spaventare gli ospiti”. Mai successo. Ma il dato più eclatante è che in quei giorni l’assenteismo dei dipendenti è arrivato alla percentuale del 65%, solo in minima parte motivato da malattia. Reato di strage o di assenteismo, cominciano a domandarsi i giornali. E siamo a luglio di un anno fa.

Ma intanto anche la procura della repubblica svolge il proprio lavoro, indagando per epidemia colposa sia il direttore generale Calicchio che lo stesso Ente Trivulzio. E questo nonostante una giurisprudenza costante sull’interpretazione dell’articolo 438 del codice penale escluda il comportamento omissivo. Cioè, per aver favorito o anche non aver contenuto il contagio occorre un comportamento attivo. Cioè occorre essere “untori”. E onestamente al Pat di untori non se ne sono visti. La procura ha disposto una perizia, ormai conclusa e, a quanto pare, molto corposa. Il legale dell’Istituto e presidente delle Camere penali Vinicio Nardo non l’ha vista.

Quando è stata depositata, due mesi fa, il Corriere della sera ha scritto: “Almeno a guardare i numeri, non è esistito e non esiste un caso Pio Albergo Trivulzio”. Il legale del Pat, nell’attesa della decisione della procura, sottolinea che già a Modena e a Trento ci sono state richieste di archiviazione e come sia difficile, se non impossibile, dimostrare il nesso di causalità tra le morti e i comportamenti. “Ci sono state suggestioni, circostanze evanescenti, interventi politici..” sussurra. E si teme che, dopo tanta enfatizzazione e attesa, e dopo indagini così accurate, non si farebbe bella figura a “partorire un topolino”. Quindi? Ma è mai esistito un “caso Trivulzio”?

Politica e giornalista italiana è stata deputato della Repubblica Italiana nella XI, XII e XIII legislatura.