Quel che accade al confine tra Bielorussia e Polonia è, per dirla con Paolo Gentiloni, “una vergogna e un dramma”. Abbiamo chiesto a Emma Bonino di aiutarci a capire che cosa c’è dietro e come si può scongiurare la temuta escalation della crisi.

La crisi Polonia-Bielorussia, che tipo di crisi è?
Quello che sta avvenendo in Polonia è quello che avveniva nel Mediterraneo. Si sta spostando il flusso sul fronte orientale. Migranti e rifugiati, che non sono alberi con le radici ma sono come pesci che si muovono alla ricerca di condizioni migliori, tentano di trovare strade per cui poter passare. A volte queste strade vengono loro indicate.

Chi gliele starebbe indicando?
Quegli aerei non arrivano in Bielorussia per caso. C’è una organizzazione, dietro. Un transito di persone, di oggetti, di documenti e dunque di denaro. Non è che all’improvviso migliaia di migranti e di rifugiati hanno deciso di andare a trascorrere l’inverno alla scoperta della Bielorussia. C’è chi li muove fino a lì. E poi la Bielorussia li spinge, letteralmente, fino ai confini. Quelli con la Polonia, che non sono solo i confini polacchi ma sono i confini orientali dell’Europa.

Chi c’è dietro?
Si dice ci sia Putin. Cosa che non escludo, è nella dinamica dei suoi giochi. Quello che per me è chiaro è che c’è chi mette in fila migliaia di disperati e li usa come un carro armato che deve sfondare le linee nemiche. Spingendoli. E invece parliamo di vite umane. Siamo a meno cinque gradi: una situazione drammatica, ma ormai ci stiamo abituando a tutto, non ci fa più pena niente e nessuno.

E ancora non stiamo parlando degli afghani, una nuova ondata arriverà…
Quelli che arrivano in Bielorussia sono africani e iracheni. Sì, arriverà una nuova ondata, gli afghani arriveranno, ma anche lì dopo tanta indignazione mi sembra siano già tutti pronti a voltare lo sguardo. L’unica cosa che siamo in grado di fare è alzare muri.

Con i soldi dell’Europa, questa è la novità.
Prima c’era stata una presa di posizione della von der Leyen che aveva detto: “Mai con i soldi europei”. In realtà si sta giocando sul vocabolario giuridico.

In che senso?
Perché la Commissione può finanziare progetti che tentino di rafforzare le difese esterne facendole passare per infrastrutture atte a garantire la sicurezza. E quindi passare dal filo spinato messo qua e là a un bel muro fatto secondo un progetto, per la Commissione corrisponde a una infrastruttura che valorizza la sicurezza e che è quindi beneficiario di finanziamento europeo.

Charles Michel è volato a Varsavia per rassicurare i polacchi sul muro che sognano.
Sì, mentre von der Leyen era stata più misurata, lui è più aperturista verso la possibilità di fare il muro. Provate a immaginare quelle persone, lasciate in un bosco innevato a cinque gradi sotto zero mentre i vertici delle istituzioni ragionano sulla costruzione di un muro. Non abbiamo veramente più pietà.

Non ne hanno i tedeschi, per primi. Perché c’è la Germania che pure preme per il muro.
Sì, perché i migranti che volano in Bielorussia spiegano subito di essere diretti in Germania. È li che vogliono andare a vivere e a lavorare. E allora i tedeschi si chiudono. Era aperto uno scontro tra Unione Europea e governo polacco, con tanto di sanzioni. Ripetendo lo schema Erdogan, Michel avrà riproposto un sostegno finanziario ai polacchi, nella forma delle cosiddette infrastrutture di protezione. Se il continente più vecchio del mondo pensa di dover tirare su i muri, per difendersi da quattromila poveracci, siamo messi male. In ogni caso se si continua con Dublino, ognuno fa per sé. E queste sono le conseguenze.

Italia e Francia naturalmente vorrebbero tenere alta l’attenzione sul Mediterraneo.
Certo: ognuno ha i suoi. Per noi è centrale il fronte del Mediterraneo, per Germania e Polonia il fronte Est.

A proposito di fronti, perché la Polonia non attiva Frontex?
Per una posizione di arroganza tipica dei sovranisti, mantiene fermo che “facciamo da soli”. Poi però chiedono i soldi per il muro, dicasi “per le infrastrutture”. Una roba assurda.

È il paradosso dei sovranisti, gli uni contro gli altri.
Il sovranismo è nato per questo, con la concezione di fondo che il proprio Paese deve valere più degli altri. Ed è l’esatto opposto dello spirito europeo. Se ci fosse un’Europa più forte, ci sarebbero meno egoismi nazionali. Dunque oggi si confrontano anche due visioni diverse dell’Europa. Quei migranti ammassati al confine bielorusso sono ostaggio di due sovranismi, ma hanno un pregio: rivelano i limiti dell’Unione Europea di oggi e ci indicano in che direzione è obbligatorio andare.

Si teme però perfino un’escalation militare. Come scongiurare che la crisi precipiti?
Iniziando a fissare i punti fermi di questa storia, evidentemente. Dietro Lukashenko è attivo Putin. Non si può fare la guerra all’uno dando per inesistente l’altro. E vanno considerati tutti i teatri in fiamme nello scenario mondiale come motori di migrazione, ragionando sulla necessità di dotare l’Europa di una cabina di regia. Invece si corre dietro alle crisi facendoci trovare ogni volta sorpresi. L’Afghanistan ha sconvolto tutti, poi lo abbiamo dimenticato. Del golpe in Sudan dobbiamo ancora vedere gli esiti. Il mondo è in grande subbuglio e in grande movimento, chiudersi a riccio non è mai una soluzione di lungo raggio.

È un moto di chiusura antistorico.
Da qualche parte queste persone devono andare. Perché c’è fragilità, guerra dichiarata, dittatura, desertificazione. E i popoli si spostano cercando condizioni di vita migliori. Le migrazioni rispondono a un moto di natura: come dicevo gli esseri umani sono come i pesci. Finché c’è acqua nel mare, lo girano in lungo e in largo, a seconda delle condizioni abitative. E il clima non è affatto un tema estraneo alle migrazioni: più il pianeta si scalda, più migranti si sposteranno dalle zone più calde verso quelle più fredde. E la soluzione vera non può essere alzare un muro più alto, ma abbassare le temperature.

Come si riassume – cioè si torna ad assumere – lo spirito europeistico di Ventotene?
Ripensando Dublino, per iniziare. Con una Conferenza sull’Europa che preveda di bypassare il voto all’unanimità, quel potere di veto che oggi ha ogni singolo Stato Ue. Altrimenti i temi come l’eurodifesa, la salute europea, l’immigrazione sono temi non affrontabili. Bisogna rimuovere il potere di veto per ridare quella marcia in più all’Unione: l’unanimità è il rovescio della democrazia.

Due donne ad affermarlo, Emma Bonino e Ursula von der Leyen. Speriamo si dia retta alle donne.
Speriamo intanto di essere molte più di due: le donne incarnano il potere di moltiplicare.

Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.