Reti e filo spinato separano il confine tra Polonia e Bielorussia in una “guerra” sulle spalle dei migranti. “Vogliamo andare in Germania” gridano i migranti per lo più africani che dalla Bielorussia cercano di entrare in Polonia per poi arrivare all’agognata meta. Ma per riuscirci devono superare quella barriera e la colonna di militari polacchi che li respingono.

Una guerra sulle spalle dei migranti perché in realtà è una partita politica tra le nazioni europee, Bieloruissia e Polonia. L’accusa al regime di Minsk è quella di aver strumentalizzato i migranti, dopo che sono circolati video che mostrano i soldati bielorussi scortare un migliaio di profughi con famiglie e bambini, la maggior parte delle quali provenienti dal Medio Oriente, nella foresta che delimita la regione polacca della Podlaskie. I soldati di Varsavia li hanno respinti con forza con lacrimogeni e manganelli. In alcuni filmati si sentono anche i colpi di arma da fuoco. “Ho pagato 20 mila euro ad un’agenzia di viaggi”, racconta una donna curda irachena al Guardian . “Sappiamo di essere strumentalizzati da Lukashenko, ma non abbiamo futuro”, ha dichiarato Ahmed alla Bbc.

Minsk ha spedito le accuse al mittente negando qualsiasi coinvolgimento del governo nella faccenda e puntando invece i dito contro Varsavia denunciandone l’”un atteggiamento disumano e indifferenza nei confronti dei rifugiati”, con lo schieramento di 12mila uomini al confine. Stessa strategia stanno valutando in Lituania, mentre nei quartieri generali della Nato si dicono “preoccupati”.

Questa mattina è intervenuto il premier polacco Mateusz Morawiecki: la crisi dei migranti al confine bielorusso minaccia “la stabilità e la sicurezza dell’intera Ue”, ha scritto il premier via Twitter. “Sigillare il confine è nel nostro interesse nazionale. Ma oggi sono in gioco la stabilità e la sicurezza dell’intera Ue”. La Germania rivolge un appello alla Ue. “La Polonia o la Germania non possono gestire questa crisi da sole”, ha detto al quotidiano Bild il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer. “Dobbiamo aiutare il governo polacco a proteggere la sua frontiera esterna. Questo sarebbe compito della Commissione europea, faccio appello perché agisca”.

Qualche settimana fa Varsavia aveva chiesto di sostenere i costi della costruzione di un muro per dividere i due confini. Richiesta respinta. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, parla di strumentalizzazione inaccettabile mentre la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, fa “appello agli Stati membri per estendere il regime di sanzioni nei confronti del regime bielorusso per questo attacco ibrido”. E annuncia una “lista nera per le compagnie aeree di Paesi terzi attive nella tratta di esseri umani”, il tutto dopo aver parlato con i primi ministri di Polonia, Lituania e Lettonia.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.