Erano ad un passo dal riabbracciare i loro figli adottivi bielorussi bloccati da oltre un anno dalla pandemia. Ma dopo mesi di lotte e proteste, ancora una volta i ‘bambini di Cernobyl’ sono stati bloccati e non possono arrivare in Italia dai loro genitori adottivi come sempre per le vacanze estive. Il motivo? Il blocco dei voli stabilito dall’Europa dopo il dirottamento di un volo Ryanair partito su Minsk e il successivo arresto di un dissidente bielorusso da parte della polizia di Stato.

E così un caso internazionale ricade sulle vite dei bambini e delle loro famiglie. “È un’ altra nottata senza sonno, penso e ripenso a quanto fatto insieme all’associazione e alle famiglie accoglienti. Eravamo al punto di svolta, il protocollo sanitario per il ritorno in sicurezza dei minori Bielorussi era stato siglato, passato alle autorità competenti in Bielorussia e poi nuovamente il buio”. Mara Bonassi, 44 anni, mamma adottiva ligure di due bambine bielorusse è addolorata per questo ennesimo stop.

“Guardo le foto delle mie bambine felici e spensierate nelle estati qui con noi in Italia, i loro volti felici mi riempiono il cuore di gioia – continua Mara – ma ad oggi purtroppo la situazione è totalmente cambiata e mi chiedo come mai la sfortuna si sia accanita per l’ennesima volta su questi bambini, prima a causa della pandemia che non ci ha permesso di riabbracciarli da più di un anno e mezzo e ora la questione del volo Ryanair”.

Il programma di adozione dei ‘bambini di Chernoyl’ in Italia

L’ennesima complicanza dunque che impedisce la realizzazione del programma di solidarietà tra Italia e Bielorussia. Un rapporto speciale tra le due nazioni, un filo diretto nato all’indomani del disastro di Chernobyl. L’Italia iniziò allora ad accogliere tantissimi bambini colpiti dal disastro, piccole vittime innocenti che soffrivano di diverse patologie dovute alle radiazioni, che provocavano problemi alla tiroide e tumori.

Da allora quel filo non si è più spezzato. Oggi sono circa 7.500 i bambini orfani che ogni anno trascorrono in Italia 4 mesi all’anno ospitati da circa 4.200 famiglie. L’Associazione di Volontariato Puer dal 1992 opera in Bielorussia in favore dei bambini colpiti dalla nube di Chernobyl e ha come obiettivo di dare assistenza ed aiuto ai bambini, minori in difficoltà. La Puer ha responsabili e famiglie in tutta Italia e dal 1992 ad oggi ha accolto più di 80.000 minori provenienti dalla Bielorussia.

La pandemia ha bloccato i viaggi dalla Bielorussi all’Italia

Da mesi i membri dell’associazione lottano per riuscire a far partire i bambini verso l’Italia. Ma prima di riuscirci si sono innescati protocolli sanitari, burocrazia e la diplomazia tra paesi. “Noi famiglie e associazione non abbiamo alcuna intenzione di arrenderci e siamo davvero pronti a collaborare alla realizzazione di qualsiasi soluzione che permetta ai bambini di tornare dalle famiglie Italiane, ma la creazione di passaggi sicuri per farli arrivare è compito delle istituzioni e ora non abbiamo più molto tempo, serve un fattivo e celere aiuto subito per far tornare la speranza e il sorriso a questi bambini”.

Il blocco dei voli bielorussi impedisce ai bambini di tornare in Italia

Il dirottamente dell’aereo Ryanair partito da Atene e diretto a Vilnius (in Lituania) e fatto atterrare nell’aeroporto di Minsk il 23 maggio scorso ha provocato un ulteriore blocco per i bambini bielorussi. Il Consiglio europeo ha stabilito il divieto di sorvolo alle compagnie aeree bielorusse dello spazio aereo dell’Ue e ha chiesto alle compagnie europee di evitare di sorvolare il Paese di Lukashenko.

La sanzione arriva perché il dirottamento sarebbe stato ordinato dallo stesso presidente Alexander Lukashenko per permettere di arrestare il giornalista e attivista di opposizione Roman Protasevich, che si trovava a bordo dell’aereo e che da tempo è considerato dal governo di Minsk una minaccia seria alla sua stabilità.

I genitori scrivono al presidente del Parlamento Europeo

Addolorati per l’ennesimo blocco dei loro figli bielorussi il gruppo di genitori ha scritto un’accorata lettera al presidente del Parlamento Europeo David Sassoli. “Vogliamo portare alla luce che ancora una volta questi bimbi che non hanno colpe e già segnati da un pessimo passato non ne paghino le conseguenze, sarebbe una cosa totalmente ingiusta”, continua mamma Mara arrabbiata per la situazione.

“Ho la netta sensazione – continua Mara – che qualcosa ancora si possa fare se solo chi di dovere governo Italiano e Europa per un attimo pensassero agli sguardi tristi di questi bambini, all’ agonia di noi famiglie rimaste in un limbo ad attendere risposte”. Tutto ciò rischia di ricadere direttamente sui bambini che proprio in questi giorni sarebbero atterrati in vari aeroporti Italiani. Ma la situazione è critica. “A meno che non si identifichino vie sicure e neutrali per far viaggiare i bambini, i programmi solidaristici di risanamento non potranno essere effettuati e si sta buttando all’aria il futuro, l’assistenza e l’aiuto a questi bambini e a tutti i minori che dal 1992 hanno passato le loro estati e le festività natalizie in Italia, una storia fatta di più di 80.000 minori provenienti dalla Bielorussia”, dice Mara.

I genitori chiedono dunque alle Istituzioni preposte e in particolare al Presidente del Consiglio dello Stato Italiano e ai Ministri interessati Italiani e Europei , di operare lo sforzo umano e sociale necessario per permettere il sorvolo degli spazi Europei per i bambini Bielorussi che si trovano negli orfanotrofi e nelle case famiglie bielorusse per giungere in Italia al fine di attuare “il progetto di risanamento e cura dell’estate ormai prossima per i mesi di luglio e agosto 2021″.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.