“I veri rapporti sono costruiti sull’amore, non su sangue, sulla capacità di amare e di lasciarsi amare”. Ne è convinta Stefania Apostolico, 45 anni, avvocato di Battipaglia in provincia di Salerno. Insieme a suo marito e ai suoi figli naturali, Valeria e Simone, ha adottato Matsvei un bambino bielorusso. O meglio, prima si è inserita nel programma che porta i bambini per 4 mesi all’anno dalla Bielorussia in Italia e poi ha fatto tutte le pratiche per l’adozione. Ma il Covid ha bloccato tutto questo e da un anno Stefania, insieme alle altre 4200 altre famiglie italiane, non vedono i loro figli adottivi.

L’adozione dei bambini di Chernobyl in Italia

“Matsvei aveva 7 anni quando è arrivato a casa nostra. Non era abituato nemmeno ad essere abbracciato, sapeva solo difendersi. Poi, giocando con i miei figli si è sciolto – racconta Stefania – La prima volta che mi ha chiamata ‘mamma’ la ricordo con grande emozione: avevo un po’ di febbre e stavo a letto. Matsvei si è spaventato, inconsciamente avrà avuto paura di perdermi. Così ha preso dal frigo un uovo e con le sue manine piccole piccole me lo porto dicendomi ‘mangi mamma’? Io sono la sua mamma”.

L’Italia ha un rapporto speciale con la Bielorussia in materia di adozioni. Un filo diretto nato all’indomani del disastro di Chernobyl. L’Italia accolse tantissimi bambini colpiti dal disastro, piccole vittime innocenti che soffrivano di diverse patologie dovute alle radiazioni, che provocavano problemi alla tiroide e tumori. Da allora quel filo non si è più spezzato. Oggi sono circa 7.500 i bambini orfani che ogni anno trascorrono in Italia 4 mesi all’anno ospitati da circa 4.200 famiglie.

“Il mio desiderio di adozione è nato dopo un master past-lauream a Roma in adozioni internazionali – continua il racconto Stefania – Accompagnai una famiglia adottante per un mese in Ucraina e in quella occasione visitai gli istituti e vidi in che condizione vivevano quei bambini orfani. Vidi la loro fame di amore, di affetto e di famiglia. Così mi promisi di affrontare questa genitorialità diversa quella dell’adozione”.

Il Covid ha bloccato i viaggi dei bambini bielorussi

Una storia di solidarietà che però il Covid ha minato impedendo da oltre 1 anno ai bambini di trascorrere il loro periodo in Italia che solitamente è a dicembre e da fine maggio a settembre. Molte di queste famiglie accoglienti spesso decidono anche di adottare i bambini affidategli, come ha fatto Stefania. Ma il Covid ha bloccato anche quelle procedure.

Stefania fa parte della Puer onlus di Roma, associazione che opera su tutto il territorio Italiano che attua questi programmi di accoglienza, recupero sanitario e psicologico dei bambini Bielorussi. L’associazione da sempre opera per favorire l’ingresso dei bambini rimasti soli nelle famiglie italiane. Dall’86 l’ Italia ha ospitato circa 100.000 bambini e tra questi molti di loro sono stati anche adottati. Il covid -19 ha bloccato tutto questo e dal Dicembre 2019 mese in cui i bimbi sono ripartiti per la Bielorussia i genitori italiani non hanno più potuto vedere i loro piccoli.

“Dato che non siamo né famiglie negazioniste nè irresponsabili, ci siamo attivati già dal settembre 2020 per far si che i minori potessero tornare in sicurezza – spiega Mara Alghisi, mamma romana che accoglie due bambine – ed è proprio in questo periodo che una rappresentanza di famiglie unitamente alle associazioni ha partecipato ad un tavolo tecnico con il Ministero della Salute, politiche sociali ed esteri. A seguito di questo il CTS ha elaborato un protocollo sanitario che ad oggi è stato aggiornato, ma a più riprese ci è stata comunicata la sospensione di questi programmi di accoglienza con proroga ultima il 30 aprile 2021”.

“Ad oggi abbiamo solo la certezza che il protocollo sia nelle mani del ministro Speranza che dovrebbe solo firmarlo per far si che questi viaggi di accoglienza riprendano e per darci modo di preparare la documentazione necessaria, che comporta comunque del tempo stimato anche accelerando al massimo in più di un mese”, continua Mara. La mamma adottiva racconta che il primo aprile si è svolto a Minsk un incontro da parte del paese dell’Est non c’è alcun tipo di ostacolo a mandare i bambini. “Aspettano solo di ricevere il protocollo sanitario firmato dall’onorevole Speranza – spiega Mara – Senza questo non possiamo proseguire con la documentazione”.

La situazione della pandemia è nettamente migliorata e le famiglie non riescono a spiegarsi perché l’autorizzazione ai viaggi dei bambini bielorussi non viene ancora data. “I bambini stanno vivendo malissimo questo distacco e non fanno altro che chiedere se quest’estate potranno tornare in Italia e dobbiamo assistere ai loro pianti in videochiamata e questa cosa fa stare malissimo e ci fa sentire impotenti”, continua ancora Mara che sottolinea un altro aspetto molto importante: “I rappresentanti dell’ufficio di Presidenza in Italia della commissione UE hanno chiaramente confermato alle nostre richieste che i viaggi di questi bimbi non devono e non possono essere considerati alla stregua di viaggi turistici ma sono viaggi umanitari: in accordo alle Raccomandazioni EU 2020/912 del 30.06.2020 le accoglienze vanno classificate come spostamenti essenziali legate a other Humanitarian Reasons and imperative family reasons e quindi come tali sono permesse”.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.