L’ansia e l’impazienza di incontrare per la prima volta il proprio bambino è comune a tutte le donne che stanno per partorire. In tempi di Covid si aggiunge anche la paura per il contagio. Ma ci sono “gli angeli”, medici e infermieri che negli ospedali possono fare la differenza e accompagnare le future mamme in uno dei momenti più indimenticabili della vita.

Così è successo a Martina Tucci, 29enne napoletana di Casoria, da poco diventata mamma del piccolo Roberto. In un post su Facebook ha raccontato il momento del suo parto durante la pandemia e soprattutto dopo aver contratto il Covid. “La mia esperienza è da ricondurre a mercoledì 10 marzo…38settimane – scrive Martina – Primo tracciato, visito la clinica dove dovrò partorire: ‘Molto bella, pulita, mi ci troverò bene’. Parlo con il dottore che dovrà assistermi al parto! Tutto pronto, tutto organizzato, tutto secondo i piani!”.

Martina si ambienta nella bella clinica dove ha scelto di partorire ma qualcosa va storto. “Mercoledì 10 marzo ore 20 circa, risultato del tampone molecolare: positiva al Covid – continua il racconto – Mi cade il mondo addosso, mille parole, paranoie, e mi ripeto insistentemente: ‘non voglio partorire al policlinico’”. A quel punta Martina cerca in tutti i modi di rinviare il parto al momento in cui si sarà negativizzata. Ma niente, il suo piccolo vuole nascere e non può più aspettare.

“E arriviamo a sabato 13 marzo – continua il racconto di Martina – Il primo cenno: ci siamo quasi allora, a breve ci saremmo conosciuti! E qui si da inizio alla procedura Covid per gestanti positive. Saluto i miei amori: mia figlia, mio marito con le lacrime di chi andava a fare una guerra senza ritorno. Trasporto in ambulanza, arrivo in ospedale! E qui che trovo i miei Angeli!”

Le parole della neomamma sono commoventi. La paura per il ricovero, tra Covid e parto è tanta ma il personale sanitario del Policlinico di Napoli è di altissimo livello e qui si sente protetta e tutelata. “Non trovo le parole per descrivere il lavoro di queste persone: dottori, ostetriche, infermiere, personale oss. Loro mettono in campo prima la persona e poi la professione, diventano tutto in quel momento, una spalla, una mano, un braccio, un cuore, un respiro, tutto. Sono grata a loro, alla mia squadra fortissima di sole donne, che mi hanno aiutato in tutti i modi per dar alla luce il mio piccolo in tutta serenità, in allegria, in amore, senza farmi sentire nemmeno un attimo la pesantezza del luogo, del momento, del virus”.

Martina ringrazia tutti infinite volte e racconta di quanto siano stati “interminabili” i 4 giorni che ha dovuto attendere prima di poter vedere al di là di un vetro il suo piccolo Roberto. “Sei nato il 14 marzo ma per me il giorno più importante è stato il 17 marzo 2021, giorno in cui per la prima volta ci siamo conosciuti – scrive Martina – Oggi, ancora positiva, non conosco il tuo odore ma sono grata alla vita perché vedo i tuoi occhi dove ogni giorni mi innamoro perdutamente”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.