Nei mesi scorsi è stato affermato che il patto di sostenibilità globale turco è stato firmato da sei delle banche principali del paese che è stato da ostacolo al finanziamento del Kanal Istanbul. Il presidente turco Erdoğan ha soprannominato l’ha soprannominato “il progetto folle” nonostante l’idea sia la sua.

È da almeno dieci anni che Erdoğan menziona l’idea di costruire Kanal Istanbul, ma il progetto ha iniziato ad avere una forma più concreta soltanto dopo l’apertura della prima gara d’appalto per la costruzione dei ponti sul nuovo canale artificiale il 26 marzo del 2020.

Infatti, nonostante gli ostacoli finanziari e la maggior parte del paese contro la costruzione di un nuovo canale di 45 chilometri che collega il Mar Nero a nord con il Mar di Marmara a sud terminerà a fine giugno. Il progetto è stato finanziato da aziende “amiche” di Erdoğan ma anche dalla famiglia dell’emiro del Qatar.

Secondo quanto ha riferito Erdoğan il nuovo canale porterà dei benefici e proteggerà lo stretto del Bosforo che ogni giorno è attraversato da navi di merci. Il Kanal Istanbul alleggerirà il traffico giornaliero della “gola” turca, come viene chiamato dai cittadini di Istanbul.

Completamente diversa è invece l’idea dei cittadini, ingegneri e dello stesso sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu che ha commentato l’evento come “la fine di Istanbul“. Il canale distruggerà l’ambiente, l’ecosistema marino e le risorse che forniscono quasi un terzo dell’acqua dolce alla capitale. Per la costruzione del canale artificiale, secondo quanto ha detto il primo cittadino della città più grande della Turchia, dovranno essere tagliati 200mila alberi ed eliminati i 10mila ettari di terreno coltivabile per fare spazio al percorso.

La costruzione del nuovo canale provocherà anche un cambiamento negli accordi geopolitici. Infatti, la preoccupazione di Ankara dell’apertura di un nuovo passaggio marittimo è la possibilità di ritiro della Turchia dalla convenzione di Montreaux firmata in Svizzera nel 1936. La convenzione regola il passaggio delle navi commerciali sul Bosforo e pone dei limiti sul passaggio delle navi da guerra. Con l’accordo, la capitale turca Ankara deve essere avvisata con otto giorni d’anticipo del passaggio. Ma il problema non è solo l’ampio margine di controllo sullo sbocco nel Mediterraneo ma anche i limiti posti ai paesi che non affacciano direttamente sul Mar Nero.

Una lettera che risale al 3 aprile è stata firmata dagli ammiragli in pensione e spedita direttamente a Erdoğan. Il punto chiave dell’avviso è l’importanza che la convenzione di Montreaux ha per la sicurezza di Ankara. Dieci tra gli ammiragli firmatari della lettera sono stati arrestati per una settimana e Erdoğan ha pubblicamente affermato di non avere alcuna intenzione di stracciare la convenzione di Montreaux ma al contrario con la costruzione del Kanal Istanbul, Ankara avrà la possibilità di decidere come amministrare il passaggio e ciò non significa che la Turchia si ritirerà dalla convenzione.

Laureata in relazioni internazionali e politica globale al The American University of Rome nel 2018 con un master in Sistemi e tecnologie Elettroniche per la sicurezza la difesa e l'intelligence all'Università degli studi di roma "Tor Vergata". Appassionata di politica internazionale e tecnologia