Il Governo è a lavoro per il nuovo Dpcm che sarà in vigore dal 16 gennaio. Ma da quanto traspare sarebbe pronto ad annunciare nuove restrizioni. Nei primi giorni del 2021 non c’è stato infatti lo sperato rallentamento dei contagi e dunque si corre ai ripari con nuove norme o restrizioni confermate che verranno stabilite in una riunione l’11 gennaio tra i ministri Boccia, Speranza e le regioni. Poi mercoledì 13 gennaio Speranza illustrerà il nuovo dpcm che entrerà in vigore il 16 gennaio e potrebbe durare altre 4 settimane.

L’allarme arriva dal Cts secondo cui “quasi tutto il paese si colloca ad un rischio moderato o alto di una epidemia non controllata e non gestibile”. Per il Cts “tali condizioni non consentono allentamenti dei provvedimenti adottati con il decreto legge del 2 dicembre e il Dcpm del 3 dicembre”. Uno scenario dunque simile ad Agosto: le vacanze estive portarono all’aumento del contagio, stessa cosa il Natale.

Secondo gli osservatori istituzionali, “dopo alcune settimane di diminuzione, si registra nuovamente un aumento dell’incidenza a livello nazionale negli ultimi 14 giorni (313,28 per 100.000 abitanti (21 dicembre 2020-3 gennaio 2021) rispetto a 305,47 per 100.000 abitanti (14 dicembre 2020 – 27 dicembre 2020), dati flusso ISS)”, si legge nel documento firmato da Giovanni Rezza, Silvio Brusaferro e dagli altri 10 membri della Cabina di regia della Protezione civile.

“Si evidenzia, in particolare, il persistente valore elevato di questo indicatore nella Regione del Veneto (927,36 per 100.000 abitanti negli ultimi 14 giorni”. Il Cts, si legge nel verbale n. 630-2020/972 di due giorni fa, “rileva un aumento generale del rischio, principalmente dovuto all’incremento dei tassi di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e nelle aree mediche e, alla luce dei dati e delle considerazioni espresse, il Comitato sottolinea che l’incidenza nel Paese rimane molto alta”.

Dunque sembra necessario andare verso nuove strette, valutando anche la possibilità della proroga dello stato di emergenza in scadenza a fine gennaio, che potrebbe essere il 31 marzo o addirittura luglio. Se l’incidenza settimanale dei casi è superiore a 250 ogni 100mila abitanti scatta in automatico la zona rossa. Già 5 regioni da lunedì saranno in zona arancione: Veneto, Emilia Romagna, Lombardia, Calabria e Sicilia. Il principio ispiratore delle nuove misure sarà quello di andare verso una zona gialla rinforzata. Ma l’obiettivo del governo è anche quello di mostrare a un Paese sempre più stanco la luce in fondo al tunnel. E per questo nel testo dovrebbe essere introdotta una nuova zona ‘bianca’ nella quale sarebbero aperte tutte le attività, scuole comprese. Il criterio ipotizzato per accedervi, al momento, è l’Rt sotto 0,5.

La prima certezza è che saranno confermati i weekend arancioni anche nelle regioni gialle (come accade già in questo fine settimana del 9 e 10 gennaio) con la libertà di muoversi all’interno del proprio comune e della propria regione, negozi aperti ma bar e ristoranti chiusi.

Tutto fa presagire che resteranno chiuse anche palestre e piscine. Forse uno spiraglio potrebbe aprirsi per le lezioni individuali. Un’ eccezione, con l’apertura di queste attività, potrebbe essere fatta per le “zone bianche” da istituire – è ancora una soluzione allo studio – in quelle aree del Paese con Rt sotto lo 0,5.

Sarà quasi sicuramente confermata la sospensione di spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e altri spazi anche all’aperto. Ma vale anche qui quanto detto per palestre e piscine, con deroghe alla chiusura per le aree del Paese con Rt basso. Resteranno chiusi anche i musei.