Mercoledì 3 giugno si sono seduti allo stesso tavolo del Ministero della Giustizia i capigruppo della maggioranza. Tre ore di confronto. Forza Italia spinge per chiudere le riforme già approvate da un ramo del Parlamento: prescrizione e sequestro degli smartphone. Fratelli d’Italia frena, vuole ricucire con le toghe. Il risultato è un’altra riunione, al 9 giugno.

Il tempo passa, il mandato democratico aspetta. Eppure quei 12 milioni che votarono Sì non erano fanatici garantisti. Erano cittadini che chiedevano un sistema più razionale. E tra le cose che chiedevano c’era anche — indipendentemente dalle posizioni di principio sulla riforma costituzionale — mettere ordine nel groviglio che oggi governa la prescrizione del reato.

Perché il punto non è soltanto ideologico. È sistemico. Dal 2005 ad oggi, la prescrizione è stata riformata quattro volte: ex Cirielli, Orlando nel 2017, Bonafede nel 2019, Cartabia nel 2021. Quattro discipline diverse, tutte vigenti in parallelo, ciascuna applicabile a seconda della data del fatto. La Corte costituzionale, con la sentenza n. 38 del febbraio 2026, ha chiarito che per i fatti 2017-2019 si applica il regime Orlando, ritenuto più favorevole. Ma i tribunali gestiscono comunque quattro codici su un istituto solo. Non è garantismo: è caos.

Beccaria, nel 1764, ricordava che la certezza della pena vale più della sua severità. Duecento e sessant’anni dopo, la certezza del diritto è il fondamento di ogni sistema punitivo civile. Un ordinamento che non sa con quale regime calcolare la prescrizione di un reato commesso cinque anni fa ha rinunciato a quella certezza. Questo è un fatto obiettivo, che nessuno — da qualunque parte stia — dovrebbe difendere. La strada è quella della legge ordinaria. Non richiede un referendum, non modifica la Costituzione.

Richiede soltanto la volontà politica di fare quello che si è promesso. I 12 milioni di Sì non erano un mandato per rivoluzionare tutto: erano, forse soprattutto, una richiesta di razionalità. È ancora possibile accontentarli. Basta volerlo.

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