Henry Kissinger, l’ex segretario del Dipartimento di Stato americano ha 98 anni. È un grande vecchio, un patriarca che sembra quasi un personaggio da ‘Cent’anni di solitudine’. Ecco Kissinger intervenendo al Forum di Davos, che ha riunito i potenti della Terra sul piano economico finanziario, ha detto che forse è arrivato il momento di chiudere il conflitto tra Russia e Ucraina. Kissinger ha detto che è il momento di negoziare e che l’Ucraina dovrà fare dei sacrifici rinunciando a dei territori. La situazione ideale, ha detto Kissinger, sarebbe quella di un ritorno allo status quo prima dell’invasione russa. Questo significherebbe di rinunciare alla pretesa di estendere la sovranità anche sul Donbass e sulla Crimea, dove non la esercita da anni.

A mio parere si tratta di una lezione di realismo di un vecchio maestro della diplomazia. Una lezione di realismo che non sembra sia stata raccolta. Kiev continua a sostenere di non voler cedere nemmeno un millimetro. Ma soprattutto questa lezione non è stata recepita neppure da Washington dove sembra regnare la convinzione che sia necessario umiliare e bastonare Putin. Non importa se la ‘belva’ ferita nell’angolo potrebbe avere chissà quale reazione. La convinzione è che Putin possa imparare a non farlo più, così lo si logora favorendo forse un cambio di regime. 

A questo punto forse la posizione più debole riguardo a questa questione è quella espressa qui in Italia. Spetta agli ucraini decidere e avere la responsabilità di indicare quale sarebbe la pace accettabile. E questo significa dire che si rinvia il discorso sulla pace a un giorno lontanissimo. E se ci si scrolla di dosso le responsabilità di essere realismi, pragmatici e di volere la pace il prima possibile con dei negoziati che portino entrambi a rinunciare a qualcosa, dimostrando però le opinioni pubbliche internazionali, allora si potrà dimostrare all’opinione pubblica internazionale che si può fare un passo indietro fingendo di aver fatto un passo in avanti.  

Tony Capuozzo