BRUXELLES – Non andiamo in guerra. Ma facciamo la guerra. Non autorizziamo la no-fly zone. Ma riforniamo la resistenza ucraina con i migliori sistema d’arma antiaerea e anticarro. Con droni-bomba e missili Stinger e Javellin. Questo ed altro pur di fermare Putin. Ed essere pronti “a reagire”. A cosa? Amnesty documenta l’uso – da parte dei russi – di bombe a grappolo e al fosforo che sono vietate dagli accordi internazionali. “Stati Uniti e i paesi Nato si preparano al rischio di incidenti nucleari” ammettono funzionari dell’amministrazione Biden mentre il presidente Usa calca l’ingresso austero e possente, acciaio e vetro, del quartier generale della Nato.

Il Piano Marshall di Joe Biden per la Ue
La prima tappa del viaggio di Joe Biden in Europa – il primo, al netto di un G7 in Gran Bretagna nel 2021 – è al quartier generale della Nato, ettari e ettari di verde e palazzi di vetro e acciaio, tra la città e l’aeroporto. Perché è dalla casa dell’alleanza atlantica che il Presidente Usa, soprattutto, e i grandi della terra e d’Europa vogliono dare al mondo la prova di “essere uniti contro l’attacco deciso unilateralmente da Putin e compatti in difesa della democrazia come non lo siamo mai stati”. Mario Draghi aggiunge anche “solidali” , tre parole chiave contro la minaccia e contro la crisi economica provocate dalla guerra scatenata dalla Russia in Ucraina. L’Europa saprà sottrarsi al ricatto energetico di Mosca. E intanto Biden porta in dote una sorta di piano Marshall energetico. Sarà il tema delle riunioni della sera al Consiglio europeo: come portare e distribuire in Europa il gas liquido made in Usa. La presidente von der Leyen, quando arriva intorno alle 17 al palazzo Justus Lipsius dopo la riunione del G7 che si è protratta novanta minuti oltre il previsto, annuncia che gli Stati Uniti “faranno arrivare entro in Europa entro il 2022 ben 15 miliardi di mc di gas”. Poco cosa rispetto ai 150 miliardi che sono l’import europeo di gas ogni anno. E se Putin sfida il resto del mondo e soprattutto l’Europa imponendo di pagare il gas russo con il rublo, Draghi liquida così quella che non è solo una provocazione: “Siamo di fronte alla violazione dei contratti”. Perchè i contratti, almeno quelli italiani, prevedono il pagamento in euro. E non in rubli.

Mano tesa alla Cina
Si riscrive la storia, la geopolitica e la geoeconomia in queste 48 ore a Bruxelles. La guerra sta cancellando rapporti consolidati, parnership strategiche, alleanze commerciali che sembravano intramontabili. I tre vertici quasi in contemporanea con la presenza del Presidente degli Stati Uniti – Nato, G7 e Consiglio d’Europa – cercano di riscrivere un ordine mondiale prima che sfugga di mano. La presidente Ursula von der Leyen può dire orgogliosa entrando nella sede del Consiglio che “Bruxelles in questi giorni è la capitale del mondo libero e democratico”. In questa guerra così mediatica, la prima combattuta nell’era social, Joe Biden voleva, doveva dare al nemico Putin un messaggio potente di “unità e compattezza”. E tendere anche una mano alla Cina il cui “futuro economico è più legato all’Occidente che non alla Russia”. La Cina è il convitato di pietra dei tre vertici. Ritorna in molte domande nei momenti i cui i leader incontrano telecamere e giornalisti. “Nessuna condanna della Cina – chiarisce Draghi entrando al Consiglio alle 17 dopo il vertice Nato e il G7 – c’è però la speranza che Pechino contribuisca al processo di pace. Perchè è la pace che tutti noi e prima di tutto cerchiamo, Tanto dobbiamo essere fermi e proattivi con le sanzioni tanto dobbiamo cercare assolutamente la pace. L’Italia, come tuti gli altri paesi europei, si muove su questi due binari”.

Tre vertici, tre parole chiave
Tre vertici e tre parole chiave. A Biden piace soprattutto la “compattezza”. Che vuol dire compattezza militare. Per questo ha scelto la Nato come suo quartier generale della missione a Bruxelles. Con la riunione dei trenta paesi alleati si è collegato anche il presidente Zelensky. Con una richiesta drammatica e precisa: “Oggi è un mese di guerra, le città sono distrutte, la gente muore. Mosca sta usando bombe al fosforo. Non volete la no fly zone? Dateci però tutte le armi di cui abbiano bisogno per difenderci, sopravvivere e tutelare il nostro diritto di popolo”. La Nato quindi rafforzerà la presenza militare lungo il confine est, dalle repubblica baltiche alla Moldavia. E invierà ancora armi, missili anticarro e antiaereo. Solo uomini e mezzi in più. “Nessun impiego diretto della Nato in Ucraina e meno che mai nel territorio russo” ha ribadito il segretario generale Stoltenberg che ha “guadagnati” la proroga di una anno al vertice dell’alleanza. Nei bilaterali alla Nato e tra i funzionari delle varie delegazioni si parla di “un salto di qualità nel dispositivo dell’Alleanza”.

“Attivata la difesa radiologica e chimica”
Essere pronti ad ogni eventualità. Il rischio di incidenti nucleari c’è, esiste ed è stato oggetto di alcuni colloqui. La Casa Bianca ha creato una squadra di funzionari – Tiger team – per la sicurezza nazionale incaricata di delineare le risposte di Stati Uniti e alleati se si dovessero creare le situazioni più critiche. Se, ad esempio, il presidente russo Vladimir Putin usasse armi chimiche, biologiche o nucleari. Se Putin dovesse raggiungere il territorio della Nato per attaccare i convogli che portano armi e aiuti all’Ucraina. Se, ancora, cercasse di estendere la guerra alle nazioni vicine, comprese Moldova e Georgia (dove da anni Mosca ha piazzato propri militari per difendere le minoranze russe). “Qualsiasi utilizzo di armi chimiche e biologiche in Ucraina sarebbe una chiara violazione e creerebbe ampie conseguenze perchè non colpirebbe solo la popolazione ucraina, ma avrebbe effetti anche sulle popolazioni dei Paesi della Nato a causa della contaminazione per la diffusione degli agenti chimici” ha detto Stoltenberg. Da qui l’impegno Nato a supportare “l’Ucraina nel difendersi contro le minacce chimiche, biologiche e nucleari con sistemi di diagnosi, equipaggiamento e supporto medico”. La minaccia sembra seria e non va sottovalutata. “Il comando militare della Nato ha attivato i suoi elementi di difesa radiologico, chimico e nucleare e provvederà a istituire ulteriore difesa”. Washington ha stanziato due miliardi di aiuti militari per l’Ucraina.

Solidarietà
E’ la seconda parola chiave che ricorre nei tre vertici. Solidarietà per l’emergenza umanitaria. Biden, entrando ieri sera al Consiglio Ue con il presidente Michel a fargli gli onori di casa, ha detto che gli Stati Uniti ospiteranno 100 mila profughi ucraini. Il budget per gli aiuti umanitari è al momento pari ad un miliardo. L’ambasciatore polacco alla Nato Tomasz Szatowski ha spiegato che “Putin sta usando anche la pressione dei profughi per creare pressione sull’Occidente”. La Polonia ha gestito oltre due milioni di profughi in un mese. Un afflusso “senza precedenti”. E uno sforzo “senza precedenti”. La Polonia non respingerà nessuno “ma se questo afflusso continuerà immutato nelle settimane a venire la situazione diventerà difficile per il Paese”. Insieme alla propaganda e alla censura, la bomba umanitaria dei profughi è una delle armi ibride che Mosca ha messo in campo per aggravare la crisi.

Unità, la terza parola chiave
E’ forse il concetto a cui tiene di più il premier Draghi. Unità nella reazione – quindi ben venga l’invio di armi all’Ucraina, l’esercito europeo e l’aumento del budget annuale per la difesa al 2% in linea con le richieste Nato – e unità nella gestione della crisi economica e umanitaria che sta investendo tutta Europa. L’Europa deve continuare a gestire unitariamente le sanzioni economiche “che sono straordinariamente efficaci” e aumentarle se serve. Gestione unitaria della crisi umanitaria che, ha detto Draghi “va affrontata a livello mondiale con il coinvolgimento pieno delle Nazioni Unite”. E gestione unitaria della crisi energetica e delle altre materie prime, dal grano al ferro. “Canada, Stati Uniti, il resto del mondo deve aiutare l’Europa” ha detto Draghi. L’Europa che nel frattempo, imparata la lezione, “deve subito diversificare le proprie fonti ed aumentare la propria autonomia”. Draghi ha parlato alle 17, dopo la Nato e il G7. Prima del Consiglio europeo, quello vero, su energia e materie prime che è iniziato praticamente all’ora di cena. Parole che nascondono il timore che invece proprio questa unità potrebbe essere quella che mancherà ai 27 paesi europei. Alla Nato alla fine è andato tutto bene, tutti più o meno d’accordo. Al Consiglio europeo è da vedere.

Giornalista originaria di Firenze laureata in letteratura italiana con 110 e lode. Vent'anni a Repubblica, nove a L'Unità.