Il sindacato rosso predica bene e razzola male. Nella mattina di ieri la Cgil di Maurizio Landini ha sottoposto alla votazione dell’assemblea Generale il nuovo contratto dei dipendenti Cgil, fermo già da un anno. Se le sigle sindacali sono mobilitate a tutelare i diritti di chi lavora nelle aziende o nella Pubblica amministrazione, sembra diverso il trattamento che riservano ai propri dipendenti: tra le altre modifiche al regolamento che pare siano state approvate, stupisce la modifica alla norma sulla mobilità interna.

Se infatti fino ad oggi le ipotesi di trasferimento erano come per legge sottoposte al consenso dell’interessato, nella nuova formulazione anche in mancanza di un espresso consenso del lavoratore interessato, “il trasferimento potrebbe comunque essere disposto”.
Questo il trattamento che potrebbe essere riservato alle persone, lavoratrici e lavoratori della Cgil, per i quali l’unica possibilità per smarcarsi da sedi non compatibili con esigenze personali o logistiche potrà essere solo quella di un allontanamento volontario.

Le dimissioni del lavoratore, parola tabù nelle trattative sindacali, diventerebbero una norma interna che ad una lettura più ampia cela chiaramente il siluramento del lavoratore. “Un atteggiamento padronale, quello di Landini, che egli stesso condannerebbe dai pulpiti delle sue piazze”, ci dice una fonte interna alla Cgil. Il pensiero va al recente caso Gibelli, il portavoce licenziato non senza polemiche.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.