La procura militare di Roma ha archiviato il fascicolo d’indagine sull’appartamento di servizio assegnato all’allora ministro della Difesa Elisabetta Trenta e riassegnato al marito. Lo si apprende da fonti della procura militare. Dopo le verifiche sulla presunta notizia di reato non sono infatti emerse ipotesi di reato militare.

La bufera sull’ex ministro grillino era scoppiata a novembre, quando il ‘Corriere della Sera’ aveva rivelato che la Trenta viveva ancora nell’alloggio di servizio a Roma assegnatole quando era al governo, nonostante fosse proprietaria di un appartamento al Pigneto. Al momento dell’assegnazione infatti l’ex ministro grillino sarebbe riuscita a far assegnare l’appartamento di pregio al marito, maggiore dell’Esercito.

In un primo momento la Trenta, rispondendo all’articolo del ‘Corriere’, aveva spiegato di non aver “chiesto subito l’alloggio pur avendone diritto, ma soltanto nell’aprile scorso. Ho resistito il più possibile nel mio. Un ministro durante la sua attività ha necessità di parlare con le persone in maniera riservata e dunque ha bisogno di un posto sicuro”. Travolta dalle critiche quindi l’ex ministro si era arresa e ai microfoni di Radio Capital aveva precisato che il marito “per amore sta rinunciando a un suo diritto”. “Lo fa per tutelare me e la mia serenità – si era giustificata l’ex ministro – perché in tre giorni sono stata oggetto di una ingiusta gogna mediatica, e passerò i prossimi giorni a fare le querele. Non è giusto che una privata cittadina sia sottoposta a tutto questo per non aver fatto nulla, quindi io mi devo difendere, e facendo questo mi rafforzo, facendo vedere a tutti che c’è qualcuno che ha la faccia pulita fino in fondo“.