La messinscena riprovevole della nazionale di calcio irlandese, che nello scorso weekend ha incontrato la nazionale israeliana, ha palesato quel senso di antisportività e slealtà che mai si dovrebbe manifestare durante delle competizioni sportive.

Una partita iniziata sotto i cattivi auspici, con il tentativo di boicottaggio da parte dei calciatori irlandesi, per fortuna non andato a buon fine, ma che ha visto comunque l’appendice di un atteggiamento vergognoso dei calciatori in maglia biancoverde, che all’inno nazionale di Israele hanno chinato la testa manifestando platealmente una mancanza di rispetto per la bandiera e per il Paese con il quale si stavano per confrontare. Comportamento reiterato poi dalla non avvenuta stretta di mano con gli avversari e l’ostentata fascia nera al braccio per i morti di Gaza.

La manifestazione spregevole dei calciatori irlandesi è anche figlia della politica di una nazione come la Repubblica d’Irlanda, che già dal 1980 si dichiarava a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina, l’isola che non c’è. Un Paese dove oltre il 70% dei suoi abitanti già nel 2023 dichiarava Israele uno Stato che pratica l’apartheid verso i palestinesi e che dal 2024 riconosce ufficialmente il fantomatico Stato palestinese.

Ora le due nazionali di calcio si incontreranno di nuovo, nel match di ritorno del girone di Nations League in Serbia, il prossimo 4 ottobre. Ingiustizia nell’ingiustizia, l’impossibilità di Israele di poter giocare le partite in casa nei suoi stadi nazionali e il dover errare per l’Europa in città e arene troppe volte ostili. Le prese di posizione dei politici irlandesi denigratorie verso Israele e della televisione di Stato di Dublino, che trasmetterà di nuovo la partita senza commento e telecronaca, come segno di partecipazione al boicottaggio dello Stato ebraico, fanno da vergognoso e amaro contorno a una sfida calcistica divenuta una palese manifestazione di odio in nome del “Genolie”, la celeberrima fake news definita “genicidio”, il genocidio che non esiste.