Partiamo da un dato: il World Economic Forum, nel suo report Future of Work, ha stimato che nei prossimi 5 anni il 50% della popolazione lavorativa dovrà adeguare le proprie competenze per tenere il passo con la competizione sempre più incalzante. La strada è già segnata e, inevitabilmente, si dipana lungo i binari della Trasformazione Digitale, ovvero quel processo di integrazione delle tecnologie digitali in tutti gli aspetti del business, che comporta all’interno delle organizzazioni cambiamenti sostanziali a livello di strumenti, cultura, operazioni e generazione di valore. Facile a dirsi, un po’ meno ad attuarsi.

E qui entra in gioco Smartive, una full-service company al 100% italiana e focalizzata nel supportare le aziende e le organizzazione – collaborando con Leadership Team, Direzioni HR / Digital & Innovation – nei processi di change management proponendo percorsi studiati su misura in grado di coinvolgere in maniera diretta le singole persone impegnate con ruoli e mansioni diversi all’interno dell’azienda stessa.

A guidare la strada, fin dal via iniziale di ogni percorso, sono le indicazioni fornite dalla SmartiveMap, un tool di people analytics, capace di inquadrare il livello di attitudine e la propensione alla trasformazione digitale dell’intera popolazione aziendale. Un test online che restituisce all’utente il proprio report con punteggi e confronti con il benchmark e all’azienda un cruscotto di analisi di dati relativi all’assessement, consultabile in real time.

Incrociando skill, background e attitudini personali oltre che professionali, la SmartiveMap identifica 5 profili, dal più propenso verso il cambiamento digitale e dotato di elevati livelli di competenza al meno aperto nei confronti dell’innovazione e meno pratico nell’utilizzo delle nuove tecnologie. Nell’ordine: Embracer, Believer, Ally, Skeptic e Resister.

UN OSSERVATORIO DI OLTRE 10.000 CASI – Ad oggi, il database SmartiveMap ha accumulato complessivamente più di 10.000 risposte, ottenute sia dal sito pubblico sia dagli assessment effettuati all’interno delle aziende clienti. Un patrimonio di informazioni che, incrociate anonimamente fra loro e successivamente analizzate, hanno permesso a Smartive di scattare una nitida fotografia sull’attuale stato di ‘salute digitale’ delle aziende del nostro Paese e di individuare i gap di competenza e di attitudine ricorrenti nelle persone. Ecco di seguito i principali dati evidenziati dall’analisi.

Ma prima una premessa: secondo i dati a disposizione dell’Osservatorio Smartive, nel mondo del lavoro la maggior parte delle persone (ben 70 su 100) è pronta al cambiamento e si dimostra desiderosa di affrontare le dinamiche connesse alla trasformazione digitale. Ciò che manca ancora, in molti casi, è la capacità per poterla sostenere.

È un presupposto importante che denota la diffusa consapevolezza che, per qualsiasi organizzazione, l’approccio digitale sia ormai un requisito improcrastinabile per evolvere e per snellire i processi, una leva fondamentale per poter affrontare i mercati. Ma per passare dalla teoria alla pratica occorre poter contare non solo su persone mentalmente predisposte al cambiamento ma anche debitamente formate e preparate.

DI AREA IN AREA – L’analisi dei dati raccolti da Smartive ha puntato innanzitutto i riflettori sulle singole aree organizzative aziendali per provare a evidenziare qual è quella che oggi meglio cavalca l’onda della digital transformation. La classifica vede sul gradino più alto del podio le Risorse Umane: chi lavora al loro interno fa infatti registrare il migliore compromesso fra le competenze digitali già in suo possesso e la propensione al cambiamento. A seguire l’ambito Ricerca&Sviluppo e poi, a ruota, quello Marketing/Comunicazione.

È ANCHE UNA QUESTIONE DI ETÀ – È inevitabile, con l’avanzare dell’età diminuiscono le competenze digitali. Non a caso, la maggior parte dei profili Embracer, Believer e Skeptic (ovvero i più digital confident) si individuano nelle fasce più giovani: tra i 18 e i 34 anni. Nel cluster più adulto, quello tra i 55 e i 74 anni, l’analisi dei dati Smartive individua la maggioranza di profili Ally e Resister, il cui denominatore comune è il basso punteggio di competenze digitali. Ad onor del merito, però, la fascia intermedia (35-54 anni) si distingue per il punteggio medio più alto (71,23) di apertura al cambiamento.

SENIOR & JUNIOR – Lavorare a lungo in un’azienda sembra proprio penalizzare la propensione al cambiamento – in particolare verso il digitale – di dipendenti e collaboratori. L’anzianità aziendale (o seniority, che dir si voglia) tira dunque il freno nei processi di rinnovamento? Beh, pare proprio di sì, tant’è che i profili più aggiornati relativamente alle competenze digitali sono quelli di coloro che hanno alle spalle meno anni di carriera all’interno della medesima organizzazione. Interpretando i dati vien quasi da pensare che dopo un primo periodo di presenza in azienda, chi vi lavora cristallizzi i propri comportamenti, radicando abitudini e perdendo mordente. E, inevitabilmente, anche le sue competenze digitali ne risentono.

BIG & SMALL – Anche l’ampiezza di un’organizzazione, basata sul numero di persone che vi ci lavorano, fornisce spunti di riflessione interessanti. L’analisi Smartive non lascia dubbi: l’apertura al cambiamento aumenta con il crescere della popolazione aziendale.

In merito alle Competenze Digitali, vale invece l’opposto. È nelle strutture più piccole (meno di 200 risorse) che si notano i risultati migliori. Viene da chiedersi il perché. Probabilmente nelle grandi organizzazioni i lavoratori sono altamente specializzati e quindi perdono quel bagaglio di competenze digitali più trasversali che invece sono rilevanti in aziende più piccole.

“I dati raccolti attraverso la SmartiveMap rappresentano un patrimonio importantissimo. Nella loro complessità ci forniscono una panoramica sull’attuale stato del digital mindset delle imprese italiane. Scissi azienda per azienda, invece, ci consentono di individuare le aree di intervento per accompagnare le persone lungo tutto il digital journey verso il cambiamento della propria mentalità.” – affermano Francesca Maria Montemagno e Marco Mazzini, Co-Founder e Managing Partner Smartive – “Trasformiamo le persone per trasformare le aziende, questo è il motto che guida Smartive. Ma non basta imporre un percorso per far sì che esso funzioni. È importante che i diretti interessati, cioè le persone all’interno delle organizzazioni, comprendano e condividano i motivi di questa trasformazione digitale, verso lo stesso traguardo. Questa è la vera sfida culturale che segnerà lo sviluppo delle organizzazioni.”

Smartive è una full-service company nata nel 2016 focalizzata nel supportare i Leadership Team come le Direzioni HR e Innovazione di aziende e organizzazioni nel processo di trasformazione e di formazione utile a sostenere il cambiamento digitale attraverso uno schema di gioco innovativo, coinvolgente ed empatico. Alla base del metodo distintivo il concetto di smartiveness centrato su una visione e un approccio olistico alla crescita e allo sviluppo delle soft skills delle persone e delle organizzazioni. Open Transformation è il framework strategico che guida le aziende lungo un processo di trasformazione e cambiamento lineare e progressivo (Transformation Journey) scandito da wave e format ad hoc verso la trasformazione da analogica a smartive. Nel modello si inserisce la Smartive Map è il tool proprietario di “people analytics” per mappare la propensione alla trasformazione digitale della popolazione aziendale.