Il racconto di "Faccia d'angelo"
L’ex boss Felice Maniero: “A 15 anni facevo l’hippie in Inghilterra, oggi i miei figli non li vedo più. Mi sfogo nell’arte, le rapine erano per sfida non per denaro”
L’ex boss della malavita si trova oggi in una casa di cura. Ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera sul suo passato da criminale
Ecco cosa rimane a un boss della criminalità alla fine della sua vita, dopo delitti e tante prime pagine di giornale: oggi Felice Maniero è un uomo stanco, solo, chiuso in una casa di cura a fissare il quadro che sta dipingendo.
Da una vita dedicata al terrore alla casa di cura
Lo stesso boss malavitoso, 71enne, ha dichiarato al Corriere della Sera di sentirsi come un uomo che sta bruciando in un vulcano, un’anima dannata. A detta sua, il periodo più bello è stato quando ha fatto l’hippie in Inghilterra a 15 anni: “Andavo a caccia dei Jethro Tull, dei Genesis, dei Black Sabbath. Paranoid, meraviglia. Per un annetto e mezzo sono sparito lì“.
La parabola discendente
Maniero, conosciuto anche come “Faccia d’angelo“, è stato probabilmente il criminale più temibile del Nord Italia, oltre ad essere stato a capo di una delle più pericolose organizzazioni malavitose, la Mala del Brenta. Ha potuto contare sulla fedeltà di almeno 400 uomini, tra ladri, rapinatori, sequestratori, spacciatori, trafficanti e assassini. Nella sua vita, ha compiuto colpi da miliardi di lire, ma cosa gli rimane adesso? “Non conviene, non ti resta niente. Ai ragazzi lo sconsiglio vivamente. Non vedo più neppure i miei figli e questa è la cosa che mi fa più male, mi mancano tanto, li sento quando chiamo io e loro rispondono per forza“, ha dichiarato il boss sempre al Corriere della Sera.
Il ritrovamento nell’arte
Oggi, Felice Maniero trova conforto nella pittura, anche se in realtà l’arte è stata sempre la sua grande passione. “Nell’arte vedo uno sfogo. Magari farei il mercante di quadri, in certi capolavori c’è una grandiosità“. Tra i suoi colpi più famosi, in effetti, Maniero vanta: un Velasquez, un Correggio, un El Greco e due Guardi trafugati dalla Pinacoteca di Modena. Tutti capolavori restituiti dal boss in cambio di una liberazione. Nella sua collezione, sono passati anche un De Chirico, due autoritratti di Picasso e uno di Van Gogh. “Mi piaceva accarezzarli, anche se poi li usavo come merce di scambio“.
Chi è Felice Maniero
Felice Maniero è nato a Compolongo Maggiore, in provincia di Venezia, il 2 settembre 1954. La sua carriera criminale inizia già da adolescente quando aiutava lo zio nei furti del bestiame per poi passare alle rapine nel campo dell’oreficeria. Poco più tardi, ha creato una vera e propria organizzazione criminale, soprannominata dalle testate locali Mala del Brenta data la presenza dell’omonimo fiume, costruendo rapporti anche con altre realtà malavitose.
I colpi più famosi
Tra i colpi più famosi del boss, si ricordano la rapina al Casinò di Venezia, con un bottino di circa due miliardi di lire, quella all’aeroporto Marco Polo, dove ha rubato ben 170 chili d’oro, e all’hotel Des Bains del Lido, dove ha svuotato 53 cassette di sicurezza piene di gioielli. Al Corriere della Sera, ha in realtà confessato che il denaro non gli interessava: “Mi piaceva la sfida, se vincevo. Il resto era noia“. Ultimo, ma non per importanza, c’è da ricordare l’assalto al treno portavalori Venezia-Milano, durante il quale è morta la studentessa universitaria trevigiana Cristina Pavesi, a causa dell’esplosione di un vagone. “Ho pagato troppo poco per la sua morte, la legge è ingiusta“, ha confessato il boss.
Gli arresti e le condanne
Maniero è stato arrestato per la prima volta nel 1980, riuscendo ad evadere due volte. E’ stato poi fermato nuovamente nel 1987, riuscendo a fuggire anche in questo caso, e nel 1993, riuscendo ad evadere l’anno successivo. Poi, la latitanza, fino alla cattura e alla condanna a 33 anni di reclusione, poi diminuiti a 20. Nel 1995 è diventato un collaboratore di giustizia, per poi tornare in libertà nel 2010. Alla domanda “chi è oggi Felice Maniero“, l’ex boss ha risposto: “Quest’uomo che vedi, niente di speciale“.
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