A Palermo
Scarpinato cita Falcone per smontare l’America: i morti non si arruolano
Alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo è andato in scena, pochi giorni fa, uno spettacolo collaudato. Il senatore Scarpinato ha tenuto quella che i comunicati definivano — con ardire degno di miglior causa — una “lectio magistralis”. Il tema: dietro Capaci e Via D’Amelio ci sarebbe un deep State con la complicità dei servizi americani; la mafia, semplice manovalanza; Falcone, vittima del sistema. Suggestivo. Ma con un problema che salta agli occhi persino a uno studente del primo anno.
Il problema si chiama Giovanni Falcone. Era la mente, non il braccio. Ed era proprio lui il più scettico sull’esistenza del cosiddetto terzo livello — quella regia politico-istituzionale occulta che sta al cuore della tesi di Scarpinato. Aveva nel suo studio una fotografia con Bush senior, un rapporto personale con Louis Freeh — poi direttore dell’FBI — e aveva lavorato con Giuliani nella Pizza Connection. Dopo Capaci, l’FBI eresse un busto a Quantico. Alla Fondazione Falcone esiste un American Corner. I rapporti tra le autorità giudiziarie palermitane e quelle americane erano collaudati e istituzionali. L’antiamericanismo attribuito post mortem a chi quella collaborazione l’aveva costruita è privo di ogni fondamento obiettivo. Ognuno ha diritto alle proprie opinioni, Scarpinato compreso. Ma questa è l’opinione di Scarpinato — non è la voce di un morto che parla. I morti non si arruolano.
Manzoni scrisse che il buon senso «se ne stava nascosto, per paura del senso comune». Il senso comune del teorema — quello che tutto spiega e da niente si lascia falsificare — ha intimidito l’evidenza. Ma l’evidenza resta: una fotografia con Bush, un busto a Quantico, una vita spesa a costruire quella collaborazione. Sono fatti. E i fatti, a differenza dei teoremi, non si arruolano.
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