L’account Twitter di Libero Quotidiano è “temporaneamente sospeso” dal social network dalla serata di lunedì, provocando un polverone politico-mediatico in Italia e rimandi alla censura da parte della piattaforma creata da Jack Dorsey nei confronti del quotidiano fondato da Vittorio Feltri e diretto da Pietro Senaldi.

Si tratta veramente di censura, come denunciato da Senaldi, da una “banda di poveri ignoranti che non capiscono le parole”, come rimarcato invece da Feltri? Al momento con le informazioni a disposizione è sbagliato definire “censura” quella subita da Libero.

Il social infatti evidenzia nel suo messaggio di sospensione temporanea che l’account del quotidiano è stato bloccato perché ha “eseguito delle attività sospette”. Twitter non ha commentato ufficialmente la notizia, ma è possibile fare alcune ipotesi: la limitazione alla pubblicazione potrebbe essere infatti una reazione da parte di Twitter a tentativi di accesso al profilo da parte di malintenzionati/hacker esterni, o legata invece all’uso di strumenti terzi utilizzati dai social media manager di Libero per pubblicare e condividere articoli. Si tratterebbe in questo caso dell’uso di bot per la condivisione automatica di articoli e che hanno portato alla segnalazione e alla sospensione temporanea dell’account.

Non aiuta il giornale diretto da Senaldi anche l’assenza della famigerata “spunta blu” sul profilo: l’account di Libero Quotidiano infatti non è verificato, ovvero non ha il badge azzurro vicino al nome su Twitter.

A favore di Libero si sono spesi i due leader sovranisti italiani. “Solidarietà a Libero, contro ogni tipo di censura”, ha twittato il leader della Lega Matteo Salvini. Giorgia Meloni ha scomodato invece Voltaire: “Voltaire reinterpretato dalla sinistra dei giorni nostri: “Non sono d’accordo con quello che dici e combatterò fino a farti sparire perché tu non possa dirlo”, è il commento della presidente di Fratelli d’Italia.