L’immunità di gregge è una falsa promessa. Non cerca giri di parole o altri artifici retorici la rivista scientifica Nature che ha interpellato scienziati, esperti, epidemiologi. E la conclusione è netta: la ricerca di tale obiettivo comporta il rischio, per niente ipotetico, di causare nuovi lutti e indicibili sofferenze. L’articolo mette fuori gioco tutti i negazionisti, i minimizzatori dell’emergenza, le dichiarazioni avventate anche dei politici – come quella del premier britannico Boris Johnson all’esplosione della pandemia a marzo. Non è quindi cercando l’immunità di gregge che l’umanità potrà provare a convivere con un virus che ha già causato oltre un milione e 160mila morti in tutto il mondo, secondo la Johns Hopkins University.

Per “immunità di gregge” si intende la somministrazione di vaccini a una larga parte della popolazione, che raggiunge come effetto secondario anche la protezione anche di chi non può vaccinarsi o che non risponde adeguatamente al farmaco. Alcuni esperti hanno osservato, nell’articolo di Nature, che sull’espressione si è generata non poca confusione negli ultimi mesi. “Sono confuso dal fatto che il termine immunità di gregge venga ora usato per definire quante persone debbano essere infettate prima che questa cosa finisca”, ha spiegato Marcel Salathé, epidemiologo della Scuola politecnica federale di Losanna.

Non esiste poi una soglia di contagi, un limite per calcolare la protezione di gregge, e il caso della pandemia da coronavirus non fa eccezione. L’immunità non garantirebbe comunque l’assoluta scomparsa di nuovi focolai. Mente la corsa al vaccino continua e diventa anche argomento di disputa geopolitica, oltre che di dibattito quotidiano, resta poi da chiarire la durata dell’immunità. Se dovesse persistere per un anno, l’immunità di gregge non verrebbe mai raggiunta senza vaccino, secondo l’epidemiologa Caitlin Rivers del Johns Hopkins Center for Health Security di Baltimora.

Quella di arrendersi al virus, comunque, non è una strategia da prendere in considerazione secondo Kristian Andersen, immunologo dello Scripps Research Institute a La Jolla, in California: “Porterà morti e sofferenze inaccettabili e non necessarie. Non esiste una bacchetta magica che possiamo utilizzare. Dobbiamo affrontare la realtà: prima d’ora non abbiamo mai raggiunto l’immunità di gregge attraverso l’infezione naturale con un nuovo virus e SarsCoV2 sfortunatamente non fa eccezione”.