“Mio marito è distrutto, dimagrito e sta male. Quando l’ho visto nella videochiamata mi ha detto che gli facevano male le costole per le botte. Mi ha anche fatto vedere i lividi sul collo”. Gilda Di Biasi dopo l’ultima videochiamata del 26 marzo con il marito Salvatore Basile, 29 anni, ha subito denunciato tutto ai Carabinieri del Rione Traiano di Napoli. “Scontano le loro colpe con il carcere, non devono pagare con la vita”, ha detto.

Gilda racconta che il 19 marzo il marito, detenuto a Secondigliano già da 5 anni, è stato trasferito al carcere di Trapani. “È stato trasferito perché all’inizio di febbraio mi ha chiesto di registrare una videochamata in cui denunciava la situazione in cui stavano i detenuti in quel periodo”. Il video circolò rapidamente tra i familiari dei detenuti creando non poca ansia e qualche tensione all’interno del carcere.

LA DENUNCIA – “Salvatore durante la video chiamata mi ha detto che da quando è arrivato al carcere di Trapani è in isolamento sanitario – racconta la donna preoccupata per il marito – Mi ha detto che tutti i giorni è vittima di percosse da parte della Polizia Penitenziaria. Gli danno schiaffi e pugni, tanto che gli fanno male le costole. Mi ha fatto vedere la parte destra del collo tutta arrossata e viola”. Il suo racconto è tutto riportato nella denuncia che ha fatto ai carabinieri.

Ma c’è anche un’altra questione che preoccupa Gilda: “Salvatore sta sempre con la stessa tuta del Napoli addosso dal 19 marzo – racconta – non gli portano vestiti, coperte e nemmeno la carta igienica. Mi ha detto che da quando è arrivato gli hanno dato solo una barretta da mangiare”.

IL VIDEO – Nel video, raccolto dal Riformista ai primi di febbraio, Salvatore raccontava di essere chiuso in cella dal 17 novembre, dopo aver contratto il covid. “Quindici giorni fa c’è stata una persona con il Covid e ci tengono chiusi in stanza. Dicono che è per prevenzione del Covid. Ma siamo stati tutti insieme eppure chiudono in stanza solo noi della quarta sezione”, diceva nel video.

E ancora: “Uno dei poliziotti penitenziari ci ha minacciati dicendo che dobbiamo stare in stanza senza protestare. Questo è un abuso. Vogliamo pagare per gli errori che abbiamo commesso nelle nostre vite e non chiediamo sconti, ma vogliamo che la nostra dignità non venga calpestata.”. “Vi faccio vedere la sezione – aveva detto – casini non ce ne sono, ci minacciano inutilmente. Noi abbiamo sbagliato e siamo qui per pagare ma non vogliamo farlo con la dignità che è la cosa più importante per un uomo”.

“Spero che Mattarella o il ministro della Giustizia vengano a vedere come siamo messi in questi carceri – continuava il video – Dicono che le prigioni sono come alberghi ma non è così”. E mostrava la sua cella e soprattutto il bagno, senza finestra e con l’areatore che diceva di essere rotto. “Spero che il mio appello possa arrivare lontano”, concludeva.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.