“A questi ragazzi li tengono come gli animali, eppure la loro pena la stanno pagando. Malafede (così definiscono il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ndr) dovrebbe dimettersi perché non sa fare il suo lavoro”. Così un gruppo di familiari e amici dei detenuti hanno deciso di far sentire la loro voce radunandosi fuori ai cancelli del carcere di Secondigliano a Napoli. La notizia dei 60 contagi nel carcere preoccupa. Ma i gruppo di familiari non ci sta e alza la voce per far sentire da fuori il loro sostegno e denunciare le condizioni di vita all’interno del carcere. “Il ministro di Grazia e Giustizia Alfonso Bonafede si deve dimettere perché è un ignorante, è un dilettante – grida uno dei manifestanti – la tutela della salute è un diritto di tutti, che sia o non sia un detenuto. Chi è in carcere è un popolo di serie C?”.

“La legge non è uguale per tutti, è solo un abuso di potere – ha detto la mamma di uno dei detenuti di Secondigliano – In carcere ci sono persone invalide, che stanno male, che non hanno la possibilità di far sentire la loro voce per paura di ritorsioni da parte delle guardie. Non abbiamo una legge ma solo delinquenti seduti al parlamento che non prendono in considerazione i problemi delle carceri”.

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Ad allarmare i parenti, oltre all’incalzare della pandemia, sono i sovraffollamenti che peggiorano la situazione e rendono più facile il contagio. Molti segnalano le difficili situazioni di salute dei loro cari e temono che in carcere possano contrarre il virus. “Non vediamo papà da diversi mesi a causa del covid, nelle videochiamate lo vediamo molto sofferente, sta malissimo – racconta tra le lacrime Carmela Polverino, scesa in piazza per suo padre – Ha 77 anni ed è affetto da Parkinson, varie patologie e una bronchite. Noi familiari siamo in angoscia per lui, stiamo morendo dal terrore che possa prendere il Covid dentro e non capiamo nemmeno se riceve cure adeguate”.

La difficoltà nei colloqui di persona scoraggiano molto i detenuti che si sentono privati anche degli affetti. Ma il garante dei detenuti di Napoli, Pietro Ioia, ha confortato tutti: “Ho parlato con la direttrice del carcere e con la dirigente sanitaria – ha detto al pacifico gruppo di manifestanti – Ci sono 60 positivi al Covid, di cui 3 in ospedale, ma stanno già meglio. La situazione è sotto controllo: i contagiati stanno in celle isolate in una sezione apposita. Dobbiamo aspettare che passi il tempo e tutti guariscano. Oggi iniziavano anche i tamponi. Siamo fiduciosi, siamo qui fuori per far sentire la nostra vicinanza ai detenuti, per far sì che non si sentano soli. Speriamo che la Sanità non sia per loro di serie B, ma di serie A per tutti”.

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Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. È autrice anche di documentari tra cui “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.