Onorevole Rita Bernardini, sono un ex detenuto del carcere Marassi di Genova. Sono uscito una settimana fa dopo quattro mesi di reclusione. Per fortuna è la prima volta che mi succede, ma le illustrerò che cosa ho dovuto vedere con i miei occhi lì dentro. Sono entrato e subito mandato in isolamento causa covid, e in 14 giorni nessun tampone mi è stato fatto, così come agli altri detenuti. Cella che definire affollata è dire poco. Ho vissuto 2 anni in Repubblica Dominicana e le cabanas sono più pulite. Materassi datati 2012, assenza di cuscini. Assistenti che non assistono per niente, anzi spesso ti deridono e farlo con una persona che sta vivendo uno stato particolare della propria vita che per alcuni è una tragedia, è a dir poco disumano oltreché ignobile. Per avere una scheda telefonica ci sono voluti due mesi perché le domandine vengono perse, oppure ti senti rispondere che non sarà stata compilata nel modo giusto e altre scuse di ogni tipo.

La posta arriva sistematicamente a tutti in media in 20gg, un’altra vergogna. I soldi sul conto corrente mancano sempre, certo parliamo di qualche euro, ma moltiplicato per 700 detenuti… Le ore d’aria sono pressoché a discrezione degli assistenti i quali ogni giorno ci sottraggono dai 20 ai 30 minuti. Non esiste un regolamento interno a disposizione di tutti e perciò è difficile far valere i propri diritti: meno i detenuti sanno, meglio è per gli assistenti alcuni dei quali hanno un livello di istruzione davvero basso. Sul vitto ci sarebbe da scrivere un libro: pasta scotta tutti i giorni e razioni insufficienti. Un giorno nella mia cella sovraffollata di sei persone abbiamo fatto uno sciopero perché nella pasta abbiamo trovato delle unghie e addirittura un tagliaunghie!

La maggior parte dei detenuti vengono imbottiti di psicofarmaci, terapie e altre porcherie, in modo che nessuno disturbi le guardie. Personalmente non ho mai preso nulla, ma ho conosciuto ragazzi entrati in carcere normali e, dopo qualche settimana, li ho trovati irriconoscibili con lo sguardo perso e la bocca aperta come spesso ci capita di vedere i tossicopendenti. La gran parte sono ragazzi extracomunitari, che non sanno leggere, scrivere e non conoscono i loro diritti, quindi sono difficili da gestire. Non sono mancate tragedie sfiorate: marocchini e tunisini che si tagliano le vene, gente che tenta di strangolarsi con le lenzuola, fermate in tempo dai compagni. C’è chi vorrebbe che tutto questo non uscisse dalle celle. L’impressione è che la gente fuori pensi che più gente c’è dentro e più al sicuro si trovano quelli fuori. Niente di più sbagliato!

Nella sezione dov’ero io, eravamo tutti giudicabili. È il sistema italiano: ti mettono dentro, dando per scontata la tua colpevolezza.
Ho conosciuto ragazzi giovanissimi che hanno passato le pene dell’inferno per arrivare in Italia e che sono finiti in prigione per essere stati trovati in possesso di 0,2 gr di hashish, altri portati in prigione per essersi trovati in luoghi dove sono stati commessi furti in abitazioni. Senza che gli siano stati trovati strumenti da scasso o refurtiva si sono visti affibbiare 1 anno e 8 mesi; ho letto verbali, quindi ne sono testimone. Ora le domando: che futuro possono avere questi ragazzi così giovani dopo l’esperienza del carcere? Sinceramente non credo sia un deterrente la custodia cautelare, tutt’altro! Credo che al contrario si creino dei nuovi delinquenti in questo modo. Se finiscono in prigione per niente, la prossima volta commetteranno dei reati per davvero.

Ma per tornare all’argomento per il quale le ho scritto e cioè le condizioni del carcere di Marassi, ripeto, ci sarebbe da scrivere un romanzo: minacce, abusi. In carcere entra di tutto e per tutto intendo “tutto”. Ho visto giudici di sorveglianza che vengono a fare sopralluoghi e vengono puntualmente portati nelle sezioni dove tutto deve funzionare, così possono scrivere nei loro rapporti dove scrivono che è tutto a posto. L’idea che mi sono fatto dopo questa esperienza è che il carcere è solo un business, un business vergognoso dove tutti i sistemi che ruotano intorno alla giustizia ci guadagnano e se è vero che per ogni detenuto l’Italia paga 137 € al giorno, beh io ho viaggiato parecchio e posso assicurarle che con meno euro si alloggia in stanza d’albergo a 4 stelle in posizione centrale, quindi che la smettessero con tutta questa ipocrisia. Finché in questo paese non ci sarà una riforma della giustizia e una riforma carceraria sarà sempre così…

Ci sono paesi in Europa dove appena entri ti danno subito la scheda telefonica, c’è il supermercato all’interno e con una scheda ricaricabile puoi fare la spesa, oltre che avere colloqui non sorvegliati con i propri familiari, intimi con le mogli. Questi sono paesi civili, ma il nostro, dove per autorizzare le telefonate alla propria famiglia ci vogliono due mesi come è successo a me, è una vergogna! Per tutte queste ragioni ho deciso di scriverle, scusi lo sfogo ma in questo momento ho bisogno di esternare a qualcuno che è sensibile sull’argomento come lei, onorevole.

Conto in un suo interessamento in merito e le faccio i miei cordiali saluti. D.