È stata presentata il 2 aprile scorso, alla Camera dei Deputati, la proposta di legge costituzionale n. 2456, Magi e altri, contenente «Modifiche agli articoli 72 e 79 della Costituzione, in materia di concessione di amnistia e indulto». Chiediamo a ogni deputato, di maggioranza e di opposizione, di aggiungere la propria firma a quella degli attuali quattro promotori, e a sostenerne il cammino parlamentare, in vista di una sua approvazione entro l’attuale Legislatura. La revisione costituzionale proposta non mira alla concessione di una legge di amnistia e indulto, ma a riscrivere le regole per la sua deliberazione.  Prefigura un’inedita architettura degli istituti di clemenza collettiva, ripensati nei presupposti, nella procedura, nei controlli di legalità, coerentemente al disegno costituzionale del finalismo penale, perché la clemenza generale «deve comunque essere valutata in funzione delle finalità “proprie” della pena» (Corte costituzionale, sentenza n. 369/1988). La sua discussione parlamentare consentirà una rinnovata riflessione costituzionalmente orientata sul fondamento, gli scopi e i limiti delle leggi di amnistia e indulto, affrancandole così dalla bulimia passata e dall’odierna astinenza.

La vigente formulazione dell’art. 79 Cost. – frutto di un’improvvisa riforma intervenuta nel 1992 – va superata perché rivelatasi una cessione unilaterale di sovranità parlamentare. Vincolandosi a un abnorme procedimento deliberativo, di fatto le Camere hanno rinunciato a due strumenti di politica criminale che la Costituzione repubblicana, legittimandoli, metteva a disposizione del legislatore: al netto dell’indulto approvato nel 2006, sono trent’anni che non è deliberata una legge di clemenza collettiva. Se approvata, la proposta di legge costituzionale n. 2456 restituirà potere e responsabilità al Parlamento, su scelte fondamentali riguardanti l’esercizio della punibilità, ristabilendone una centralità smarrita da troppo tempo.  La proposta di legge costituzionale n. 2456, laicizzando gli istituti di clemenza, li emancipa da una strumentale visione palingenetica come pure da una antistorica matrice indulgenziale.

Amnistia e indulto, infatti, operano certamente come fusibili del sistema quando l’esercizio della punibilità, andando in cortocircuito, tradisce gravemente i principi della durata ragionevole dei processi o la natura risocializzante e mai inumana della pena. Ma possono rivelarsi altrettanto utili per sciogliere nodi ordinamentali legati a riforme legislative, mutamenti giurisprudenziali, dichiarazioni d’incostituzionalità: quando, cioè, la nuova legalità per il futuro necessita di essere calibrata anche sulle vicende passate, altrimenti schiacciate da una legalità oramai superata. La revisione costituzionale proposta accorda amnistia e indulto con le ragioni dello Stato di diritto, riabilitando le leggi di clemenza dall’accusa tardo-illuministica di deroga arbitraria alla legalità penale. Consente altresì di replicare a chi, in nome di una fraintesa certezza della pena, è contrario alla clemenza (che non c’è). La riforma costituzionale proposta ne valorizza la funzione emancipante rispetto all’egemone rappresentazione patibolare del diritto punitivo: a una sua arcaica visione veterotestamentaria, contrappone «il volto costituzionale del sistema penale» che vincola il legislatore a esercitare la punizione «sempre allo scopo di favorire il cammino di recupero, riparazione, riconciliazione e reinserimento sociale» del reo (Corte costituzionale, sentenza n. 179/2017).

Una finalità, questa, che deve accompagnare la pena «da quando nasce, nella astratta previsione legislativa, fino a quando in concreto si estingue» (Corte costituzionale, sentenza n. 313/1990). Come riconosce la sua relazione introduttiva, la proposta di legge costituzionale n. 2456 riscrive la fonte sulla produzione giuridica delle leggi di clemenza in modo non congiunturale né emotivo: la sua trama normativa, infatti, è frutto di una pregressa riflessione pubblica e partecipata della dottrina giuridica. È su questo obiettivo che possono convergere, trasversalmente, parlamentari di ogni schieramento che conservino ancora il senso del proprio ruolo, rivendicandolo orgogliosamente.
Torneranno poi a dividersi sul se, quando e come deliberare una legge di amnistia e indulto, seguendo indirizzi politici legittimamente differenti. Qui e ora, a contare, è esclusivamente una condivisa e rinnovata visione costituzionale degli istituti di clemenza quali strumenti di buon governo.

I promotori del presente appello incalzeranno oggi i deputati, domani i senatori, affinché firmino, sostengano e votino a favore della proposta di legge costituzionale n. 2456. Fuori dalle aule parlamentari, opereranno come cassa di risonanza delle sue buone ragioni, in tandem con i settori del mondo dell’informazione sensibili – per storia, linea editoriale, cultura politica – al tema della clemenza collettiva. Danno appuntamento ad un prossimo confronto pubblico, dove contare le firme acquisite alla proposta di legge costituzionale n. 2456 e per ottenerne la calendarizzazione all’ordine del giorno della Commissione Affari costituzionali della Camera. Faremo la nostra parte, con intelligenza e senza demagogia. Ogni parlamentare svolga la propria, perché sarà politicamente giudicato per quanto avrà fatto (o non fatto o mal fatto) per il successo di questa ragionevole battaglia di scopo.

 

I firmatari: La Società della Ragione ONLUS, Antigone, A Buon Diritto, Centro per la Riforma dello Stato, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, l’Altro Diritto, Magistratura Democratica, Nessuno Tocchi Caino, Ristretti Orizzonti, Unione Camere Penali Italiane