Il 21 maggio del 1981, quasi 40 anni fa, il presidente del Consiglio Arnaldo Forlani decise di rendere pubblica la lista dei circa 900 iscritti alla loggia massonica P2, guidata da Licio Gelli. Successe il finimondo. Ministri cacciati dal governo, segretari di partito messi all’angolo, direttori di giornali ed editori in rovina. Era notte quando uscì la lista e in tutte le redazioni furono bloccate le macchine della stampa. Si rifecero le prime pagine, coi titoli a nove colonne e gli editoriali. Poi se ne parlò per anni della P2, ci fu una commissione parlamentare d’inchiesta che lavorò, interrogò, ipotizzò, accusò. Cos’era la P2? Una associazione massonica segreta alla quale erano iscritte molte persone importanti: poliziotti, carabinieri, politici, magistrati, giornalisti, imprenditori. Era trasversale ai partiti. Soprattutto ai partiti di centrosinistra. Cosa sappiamo della P2? Non tantissimo. È stata considerata dall’opinione pubblica il male dei mali e il nucleo golpista della politica italiana. Prove, pochine. Di sicuro si sa che riuscì a impossessarsi del Corriere della Sera, che era il pilastro dell’informazione in Italia. Non è poco. Non è neanche moltissimo.

Mi è venuta in mente la P2 pensando allo scandalo di magistratopoli che, nel silenzio quasi generale dei grandi giornali, sta emergendo dalle indagini della Procura di Perugia. Cosa sappiamo di magistratopoli? Qualcosa di abbastanza sicuro. Che c’era (c’è)un sistema segreto – fondato su correnti palesi – il quale disponeva (dispone) quasi interamente del potere giudiziario. Dunque che violava (viola) la legge e la Costituzione. E che, in questo modo, ha distrutto il sistema giustizia e probabilmente ha provocato un numero molto grande di ingiustizie, di inchieste immotivate, di sentenze sbagliate. Questo sistema funzionava (funziona) grazie all’esistenza dell’Anm (l’associazione nazionale magistrati). Cerco di essere più chiaro. Abbiamo saputo che il Csm, cioè l’organo di autogoverno della magistratura, era (è) eterodiretto dalle correnti e dall’Anm. E che le correnti non erano (sono) dei raggruppamenti che si formavano su “idee”, ma semplicemente dei luoghi di organizzazione e di spartizione del potere. Abbiamo scoperto che i capi delle Procure venivano (vengono) scelti non sulla base dei meriti o delle doti di un magistrato, ma dei rapporti tra le correnti e delle regole spartitorie alle quali si era (si è) giunti. Abbiamo scoperto che la gran parte dei magistrati sapeva (sa) che la propria carriera dipende dal sistema delle correnti.E dunque abbiamo anche scoperto che il potere dei Pm (che hanno un peso esorbitante nell’Anm e nel Csm) era (è) enorme e finisce con il condizionare fortemente anche i giudici, visto che anche i giudici sanno che le loro carriere dipendono dal Csm, e quindi dall’Anm (che guida il Csm) e quindi dai Pm e dalla loro organizzazione.

Non sto descrivendo un semplice fenomeno di degenerazione. Sto descrivendo, sulla base di fatti e notizie oggettive, un vero e proprio sistema eversivo. La Costituzione dice che il magistrato è sottoposto soltanto alla legge (articolo 101). In questo consiste la sua indipendenza. Invece noi abbiamo saputo che i magistrati italiani sono sottoposti alle correnti e alle correnti devono rispondere. Non alla legge. Che i Procuratori vengono nominati in un gioco di pesi e contrappesi determinati soltanto dal potere e dalla sua spartizione. L’articolo 101 della Costituzione è costantemente violato. E l’Anm, che è il luogo dove essenzialmente si organizzano e vivono le correnti, svolge un ruolo del tutto anticostituzionale, sostituendosi alla legge. L’Anm non è una associazione segreta, era segreta però la parte fondamentale delle attività che svolgeva. L’inchiesta di Perugia ha dimostrato che le cose stanno così, e finora non si è alzato in piedi neppure un magistrato, neppure uno, a dire: non è così, è una calunnia. Nessun magistrato ha definito calunniose le accuse mosse alla magistratura. Cioè, nessuno ha osato mettere in discussione l’illegalità del funzionamento del potere giudiziario.

Quando un potere si esprime e funziona in modo illegale, e per di più quando questo potere è in grado di determinare o influenzare pesantemente la vita di un’intera nazione, e di migliaia e migliaia di singoli cittadini, non mi pare che ci sia niente di esagerato nel parlare di eversione. Un potere che funziona così è un potere eversivo. Eversivo in modo simile, ma molto più esteso, al modo nel quale fu organizzato il potere dalla P2, e che portò a deviazioni nel funzionamento della democrazia. Sicuramente le deviazioni prodotte dalla P2 furono infinitamente inferiori a quelle prodotte da magistratopoli. Oltretutto, chiunque si accorge che accanto a magistratopoli c’è giornalistopoli, perché le correnti della magistratura non solo governavano (governano) il pianeta giustizia ma governavano (governano) anche gran parte del pianeta-informazione. Voci autorevoli, come per esempio quella dell’ex magistrato Luciano Violante, hanno denunciato queste cose in modo molto chiaro, ancora pochi giorni fa proprio sul nostro giornale.

Se la Loggia P2 fu ritenuta degna di una commissione parlamentare d’inchiesta, come ci si può esimere, ora, dal formare una commissione parlamentare che svolga una inchiesta approfondita sulla magistratura e che prenda dei provvedimenti, e che suggerisca al Parlamento un intervento per spezzare, e rendere impossibile per il futuro, la trama eversiva? Lo chiedo ai partiti. Tutti eh, non solo quelli di opposizione. Che oggi sono davanti al bivio: o tirano su la testa e pongono fine allo stato di sottomissione nei confronti del (corrotto) potere giudiziario, oppure muoiono. Ora uno può anche dire di essere disinteressato alla vita o alla morte dei partiti. Qui però c’è in gioco una cosa più grande: la democrazia. E la libertà. Possiamo offrirle in dono alla nuova P2?


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