L’arrivo e il protrarsi della pandemia hanno fatto abbassare la curva degli ingressi nelle carceri campane, ma il numero di nuovi detenuti resta comunque molto alto. Secondo i dati diffusi dal Ministero della Giustizia, nel 2020 sono stati 3.680 gli ingressi dalla libertà (cioè i casi di persone entrate in cella per la prima volta) negli istituti di pena regionali. Così la Campania diventa la quarta area per ingressi in carcere dopo la Lombardia, che nel 2020 ne ha registrati 5.378, il Lazio che ne ha fatti segnare 3.964 e il Piemonte con 3.828.

Nel 2019 il bilancio di fine anno aveva fatto segnare numeri decisamente più alti: al 31 dicembre di quell’anno ben 5.113 persone avevano varcato per la prima volta la porta di una prigione campana. Anche il 2018 si era concluso con un numero molto alto di ingressi in cella: 5.195 i nuovi detenuti. Nello stesso anno anche la Lombardia raggiungeva cifre ragguardevoli: addirittura 7.528 le persone entrate in prigione.

Le restrizioni, la vita sociale pressoché azzerata, lo stop alla mobilità e il coprifuoco hanno senz’altro frenato la delinquenza, ma il sovraffollamento degli istituti di pena resta comunque uno dei principali problemi del sistema carcerario. «La diminuzione dei nuovi detenuti è stata avvertita relativamente poco all’interno delle carceri – spiega Antonio Fullone, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria – Certo, meno ingressi vuol dire più spazio per i reclusi, ma non bastano questi numeri a risolvere il problema del sovraffollamento e della necessità di osservare il distanziamento sociale, misura precauzionale molto difficile da seguire per chi vive in cella».

Gli ultimi numeri rivelano, infatti, che nelle carceri campane ci sono circa 600 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare. Poggioreale ospita più di 2mila detenuti a fronte di un numero massimo di mille e 600. E, per il futuro, c’è il timore che il ritorno alla vita normale faccia aumentare i reati, anche alla luce della crisi che stritola la popolazione. «Già da un po’ di tempo gli ingressi stanno per raggiungere i livelli “ordinari”, quindi precedenti rispetto all’emergenza sanitaria, perché la seconda ondata della pandemia è stata caratterizzata da misure meno restrittive – continua Fullone – Preoccupa la nascita di una classe di “nuovi poveri” e il rischio concreto che quei soggetti che già vivevano ai limiti della legalità superino quel confine labile. La sensazione è che le ultime persone arrestate abbiano commesso il reato a causa delle gravi difficoltà del momento».

Più ingressi in carcere vorrebbe dire far scoppiare le celle, se si considera anche che le scarcerazioni procedono a singhiozzo. «I provvedimenti finora adottati per decongestionare le carceri non sono serviti a molto – spiega Riccardo Polidoro, responsabile dell’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane – Occorre un provvedimento che blocchi gli ingressi in carcere per i reati minori e non socialmente pericolosi. I tribunali sono in tilt, i giudici di sorveglianza riescono a fare poco o niente per concedere misure alternative ai detenuti anche perché manca lo strumento principale: una legge che consenta davvero di svuotare i penitenziari. Se a questo aggiungiamo la legge sulla nuova prescrizione, la situazione peggiora ulteriormente e non è ancora chiaro come si riusciranno a fare tutti questi processi in tempi ragionevoli». La soluzione? «Resettare il sistema approvando indulto e amnistia».

Secondo Polidoro un’altra questione da risolvere è anche di stampo culturale e affonda le sue radici in una profonda disinformazione: «Morti ritengono che la giustizia funzioni se tanti non sanno nulla di tribunali e penitenziari. Se sapessero quanto sono ingiusti certi processi e certe inchieste che vanno avanti per anni e anni, o quanto costa un processo e quante risorse umane e finanziarie impone un detenuto, credo che cambierebbero idea».

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.