“Non ritengo vi siano elementi che possano indirizzarci a prevedere un prossimo, nuovo lockdown, né tantomeno un lockdown da realizzarsi in un tempo così definito, ma ancora relativamente lontano, quale le festività natalizie”. A dirlo in un’intervista al Corriere della Sera Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, che frena sull’allarmismo dei dati sul coronavirus: ieri 8.804 nuovi postivi e 83 morti a livello nazionale.

Si è ancora in tempo per invertire la marcia, continua Locatelli, a patto che ognuno assuma comportamenti mirati a contenere il contagio. Fondamentale è che rimangano aperte le scuole, “la trasmissione intra-scolastica rimane una dinamica di trasmissione molto limitata”, e in questo senso sembra il presidente sembra non condividere la fuga in avanti del governatore campano Vincenzo De Luca che ha chiuso alle lezioni in presenza fino al 30 ottobre. Non sono invece disponibili dati che possano ricondurre l’impennata dei contagi all’uso dei mezzi di trasporto pubblico; può diventare tuttavia un ruolo chiave nelle grandi metropoli “quello dei city mobility manager, che possono trovare soluzioni per incrementare corse e mezzi”.

Le famiglie, nelle quali si registra circa il 70% dei contagi, sono probabilmente percepite “come il luogo in cui si è meno portati ad adottare misure atte a prevenire il contagio”. Nessun allarme, spiega Locatelli, sulle terapie intensive: “al momento nessuna regione ha esaurito le risorse a disposizione, infatti i dati che si riferiscono a una tendenza all’esaurimento dei posti letto nelle rianimazioni pertengono alla dotazione aggiuntiva specifica per i pazienti affetti da covid-19” e “anche se si assistesse a un ulteriore incremento del numero di pazienti, sono disponibili posti di terapia sub-intensiva prontamente convertibili in intensiva”. Secondo l’ultimo bollettino sono 586 i pazienti attualmente ricoverati nei reparti di terapia intensiva al momento in Italia.

IL MINISTERO – Con Locatelli conviene Sandra Zampa, sottosegretaria alla Salute, che in un’intervista a RaiNews24 ha spiegato come “nessuno di noi sta pensando a un lockdown del Paese”. Preferibile invece un rispetto rigorosissimo delle norme, rinunciare agli assembramenti. “Ce la possiamo fare, quello che conta adesso è il numero dei tamponi, che oggi sono molti di più rispetto a marzo, prendere in carico presto i pazienti e tracciare i contatti”, ha continuato Zampa. “Il Paese non può pensare di sacrificare la scuola”, ha commentato a proposito della chiusura alle lezioni in presenza in Campania. Piuttosto meglio agire sugli orari degli uffici ed eventualmente sui turni a scuola, anche per alleggerire il sistema dei trasporti.