Un lockdown generalizzato? Provocherebbe “rivolte armate” perché “le persone sono sfinite dai tre mesi di lockdown”, mentre il coprifuoco agirebbe solo come “palliativo per non chiudere tutto” e “per limitare l’utilizzo di alcol e altre sostanze che rilassano i freni inibitori esponendo a rischi i giovani”. Sono le parole sicuramente non banali di Ranieri Guerra, rappresentante dell’Oms nel Comitato tecnico scientifico, intervistato dal Fatto Quotidiano.

Dalle colonne del giornale più vicino al premier e al Movimento 5 Stelle, Guerra fa un assist a Giuseppe Conte, che da tempo va ribandendo la sua contrarietà al lockdown generalizzato, scontrandosi in questo senso con l’ala più rigorista dell’esecutivo, rappresentata dal ministro della Salute Roberto Speranza.

Dopo aver bacchettato i comportamenti degli italiani di questa estate, quando “hanno abbassato troppo la guardia incoraggiati anche da colleghi che non capisco bene che lavoro facciano”, Guerra ha sottolineato che adesso “bisogna fare anche una valutazione sullo stato di salute mentale di tutti e dei nostri figli. Come Oms abbiamo registrato un aumento di suicidi tra i giovani, per fortuna non in Italia, l’aumento del consumo di bevande alcoliche tra le mura domestiche”.

Parlando del premier, Guerra dice che ha ragione “quando dice che non è l’Italia di marzo quella di oggi. La capacità di decidere per aree e territori sarà sempre più fondamentale”. Per sconfiggere, o quantomeno limitare gli effetti dell’epidemia, il membro dell’Organizzazione mondiale della sanità spiega che i temi centrali devono essere “”il trasporto pubblico“, poi “i medici di base” che “andrebbero inseriti maggiormente nel sistema di risposta”, mentre il terzo è “investire nelle scuole, oltre che in sicurezza anche su nuovi programmi per i giovani adulti, in modo da evitare di avere in futuro altri terrapiattisti”.

Quanto al vaccino, con la continua rincorsa di politici ed esperti ad una data di commercializzazione, Guerra spiega che “le tempistiche sono allo stato ancora solo stimabili, non certe. Per fine 2020, se tutto fila liscio, avremo la conclusione di uno o più processi regolatori delle agenzie europea e americana del farmaco. Ma non significa che avremo le dosi disponibili. Nel primo trimestre del 2021 la sfida colossale sarà di natura industriale e logistica per la produzione e la distribuzione del vaccino”.