No, quella dove l’ambasciatore Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustafa Milambo Baguna sono stati fermati, sequestrati e uccisi non era una “strada sicura”, come aveva inizialmente specificato in una nota il World Food Program, il programma alimentare dell’Onu.

Le tre vittime dell’attacco in Congo, avvenuto presso la cittadina di Kanyamahoro, circa 15 km a nord della città di Goma, nella parte orientale del Paese, avrebbe avuto bisogno di una scorta con mezzi blindati, come era successo pochi giorni prima ad prima delegazione che aveva attraversato lo stesso territorio.

Le ‘prove’ arrivano direttamente dal sito della Monusco, la missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione del Congo: soltanto dieci giorni prima dell’attacco costato la vita ai due italiani una delegazione dell’Onu aveva compiuto lo stesso tragitto, partendo da Goma in direzione Rutshuru.

In questo caso però, per garantire l’incolumità del diplomatico belga Axel Kenes e dei suoi colleghi estoni, irlandesi e norvegesi di stanza a Kinshasa, l’Onu aveva disposto un folto contingente a protezione dei diplomatici: le foto evidenziano la presenza dei blindati, di armi pesanti sulle torrette, tutto come scorta ai mezzi Onu.

Come evidenzia il Corriere della Sera, nel report scritto al termine degli incontri, una missione avvenuta dall11 febbraio al 13 febbraio, si legge che “si sono sottolineate le enormi sfide nella protezione dei civili, poste soprattutto dai numerosi gruppi armati che agiscono sul territorio” e che “si è affrontata la questione dei sequestri a scopo di riscatto, che sono ora dilaganti nella regione”.

La presenza della scorta evidenzia quindi come il tragitto sulla Rn2 fosse tutt’altro che privo di pericoli, nessuna valutazione “green”. Ora spetta alla Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo di indagine sulla vicenda, cercare le responsabilità di quanto accaduto nell’ex colonia belga.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.