“Qualcuno che conosceva i suoi spostamenti ha parlato, lo ha venduto e lo ha tradito”. Sono parole chiare e durissime quelle che pronuncia Zakia Seddiki, moglie dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, ucciso lunedì mattina in un agguato in Congo assieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista del convoglio Mustapha Milamb. 

Le accuse vengono pronunciate al telefono, con la voce ancora strozzata dal dolore delle perdita, dopo i funerali di Stato che si sono svolti giovedì nella basilica di Santa Maria degli Angeli a piazza della Repubblica a Roma. Da lì Zakia si è diretta a Limbiate, in Brianza, dove sabato verranno celebrate le esequie dell’ambasciatore 43enne morto nell’attacco nell’ex colonia belga.

Zakia, sentita da Il Messaggero, conferma che il marito aveva fatto richiesta di una nuova auto blindata pochi giorni prima dell’agguato mortale avvenuto presso la cittadina di Kanyamahoro, circa 15 km a nord della città di Goma, nel Congo orientale. Ma i due fatti non sarebbero connessi: “Luca aveva fatto richiesta per una nuova macchina perché quella che era a disposizione in ambasciata, aveva avuto alcuni problemi meccanici. Quindi non c’è nessuna relazione con ciò che è accaduto quella terribile mattina”.

Ma in attesa delle indagini del Ros, delegati dalla Procura di Roma, “l’unica risposta” che si dà la moglie di Attanasio “è che qualcuno che conosceva i suoi spostamenti ha parlato, lo ha venduto e lo ha tradito. Mentre io ho perso l’amore della mia vita”.

Anche quella mattina i due si erano sentiti al telefono, via WhatsApp. “Lui lo faceva sempre, mi ha mandato due foto nel giro di pochissimi minuti. Venti minuti dopo mi ha ripetuto la stessa frase che mi diceva quando non eravamo insieme: “Ti amo amore mio e mi mancate”. Era tranquillo, sorridente. Non avevo nessuna percezione del pericolo e come me, lui. Anche nell’ultima foto, quella con il carabiniere Iacovacci rimasto vittima insieme a Luca nell’agguato. Nello scatto, sorridono e salutano. L’appuntamento di quella mattina poi era in programma da tempo per un progetto del World Food Programme. E invece…”.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.