Probabilmente mi avrebbe accolta con un brocardo del tipo “Quod nullum est nullum producit effectum”. E avrebbe ridacchiato “sull’illecito di sarcasmo” di cui è accusato da quando è entrato in conflitto con il seriosissimo intoccabile magistrato Nicola Gratteri. Tutto ciò sarebbe forse accaduto se il procuratore Otello Lupacchini avesse deciso di commentare a voce alta la sentenza con cui la Corte di Cassazione a sezioni unite ha messo il timbro finale sul suo trasferimento a Torino. Ha invece deciso di tacere ed è un peccato per gli ammiratori della sua cultura che si estende non solo al piano strettamente giuridico.

Reazione pavloviana comprensibile per chi si è così violentemente scottato per aver toccato i fili dell’alta tensione che in Calabria hanno fatto terra bruciata di chiunque abbia osato mettere in discussione l’attività del procuratore Nicola Gratteri. Il quale insieme a Nino Di Matteo è uno degli uomini più scortati d’Italia e che si accinge ( o spera) a far celebrare il maxiprocesso che dovrebbe far concorrenza a quello voluto a Palermo da Giovanni Falcone. Il procuratore Lupacchini ha la fortuna di avere al suo fianco Ivano Iai, un giovane avvocato sardo dal brillante curriculum, agguerrito quanto il proprio assistito. Ricostruiamo insieme a Ivano Iai questo pezzo di storia calabrese che al suo termine, almeno per una sua parte, potrebbe essere un vero triangolo delle Bermuda, con Gratteri, Lupacchini e (sì, proprio lui) Palamara ai tre vertici. Due sono i “peccati” di cui si sarebbe macchiato Otello Lupacchini quando rivestiva il ruolo di procuratore generale in Calabria.

Il primo: dopo aver invano invaso le scrivanie del ministro di giustizia, del procuratore generale della cassazione e del comitato direttivo del Csm con le sue proteste perché il dottor Gratteri non lo teneva informato, come prescritto, di inchieste per reati gravissimi, si era permesso di fare un commento pubblico. Aveva solo dato eco, con la sua cultura di esperto di gravi questioni criminali, alla vox populi di quei giorni, quando, dopo il blitz dell’inchiesta “Rinascita Scott” con quindicimila pagine di accuse e qualche centinaio di richieste di arresti, sia il gip che il tribunale del riesame e la cassazione avevano incenerito il maxi-progetto di Gratteri.  «Evanescenza come ombra lunatica di molte operazioni della Procura distrettuale di Catanzaro», aveva sibilato davanti alle telecamere di Tgcom24. E il suo collega Gratteri, che pure accetta con qualche ragione di essere definito “ignorante”, invece di offendersi, avrebbe dovuto inchinarsi davanti a un uso così romantico e prezioso della lingua italiana. Ma ha preferito adombrarsi.

Il secondo “peccato” ha invece offeso lo stesso Csm e ha sempre a che fare con la libertà d’espressione. La domanda è: poteva il procuratore generale ospitare nella propria pagina Facebook un appello perché l’ex procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla, trasferito al tribunale civile di Potenza, fosse ricollocato al suo posto d’origine? Evidentemente non poteva. I giudici del Csm che avevano deciso quel trasferimento si offendono a loro volta. Ma, fa notare l’avvocato Iai, sono gli stessi che ogni giorno lavorano fianco a fianco con quelli che devono decidere sull’allontanamento da Catanzaro del procuratore Lupacchini, come possono essere sereni e distaccati nel loro giudizio? È questo uno dei conflitti d’interesse di cui la cassazione non ha voluto tener conto nel respingere il ricorso del legale.

L’avvocato li aveva citati per nome e cognome, quelli che avevano contribuito al trasferimento del dottor Lupacchini da Catanzaro a Torino e che erano in conflitto d’interesse. E uno di loro è anche un nome “pesante”, quello di Nino Di Matteo il quale, insieme al collega Zuccaro, in quanto componente della prima commissione, si era ben guardato dall’archiviare la pratica. Per non parlare della dottoressa Dal Moro, che, insieme a Zuccaro e a tutti i loro compagni della corrente Area, aveva aperto la pratica davanti alla prima commissione a favore di Gratteri e contro Lupacchini. Ma pare che il concetto di conflitto di interessi non valga per i magistrati, e soprattutto per i componenti del Csm, che evidentemente sono una sola grande famiglia.

L’avvocato Iai è sconcertato, per non dire scandalizzato, soprattutto per la superficialità con cui la cassazione ha affrontato l’argomento. Durante l’udienza al Csm, ricorda, ho invitato questi magistrati ad astenersi, cosa che per loro sarebbe stata la più dignitosa. E ora mi sento quasi rimproverare di non averli ricusati! Ma la ricusazione sarebbe stata subito respinta, per come stanno le cose. Stava a loro, alla loro correttezza, astenersi dal giudicare. Anche sulla libertà d’opinione l’avvocato Iai ha da ridire. Ma come, ricorda, altri magistrati hanno detto cose ben più pesanti rispetto alla battuta del mio assistito. Proprio in Calabria, un luogo dove, fin dai tempi di Luigi de Magistris, è sempre stata alta la conflittualità tra magistrati, un sostituto definì “eversiva” la dichiarazione di un procuratore capo e il Csm archiviò la pratica proprio in nome di quella libertà di pensiero che oggi non viene riconosciuta a Otello Lupacchini.

Come avrebbe potuto astenersi il procuratore generale di Catanzaro dal denunciare i comportamenti molto gravi del procuratore Gratteri, quando lui indagava per mafia un maresciallo che lavorava ogni giorno al fianco del procuratore di Castrovillari senza avvertirlo? E quando poi ha sottoposto a indagini lo stesso procuratore, trattenendo troppo a lungo presso di sé il fascicolo che la legge gli imponeva di trasmettere immediatamente alla procura di Salerno?

E vantandosi dopo di intrattenere rapporti (ci telefoniamo quattro volte al giorno, dice al Csm) con il collega campano, magari per parlare di qualcosa (o di qualcuno) che non era consentita? La cosa assurda è che un bravo magistrato con tanta esperienza come il procuratore Lupacchini da denunciante sia diventato l’imputato. Deve essere proprio vero, anche se non se ne capisce la ragione, che Nicola Gratteri è “intoccabile”, come si dice in giro. Anche se, a partire dalla decimazione delle sue richieste su “Rinascita Scott”, fino al fallimento dei processi “Nemea” e “Borderland”, nella classifica sui risultati non sembra proprio meritare i primi posti.

Merito e capacità però deve averne molti, visto che il dottor Luca Palamara ne ha citato il nome tra quelli che hanno avuto il suo aiutino per conquistare il vertice di una procura. Uno dei tanti, e ci piace pensare che le trattative politiche sulla sua persona siano avvenute a sua insaputa. Ma non a sua insaputa si è verificato un certo incontro nel 2018 al bar “Il cigno” di Roma. Chissà se Luca Palamara se ne ricorda. Ma ha buona memoria il maledetto trojan che ha con lui convissuto il tempo sufficiente per rubargli l’anima e l’intimità. E conversazioni e messaggi, soprattutto. Il 25 luglio del 2018 a Roma il tempo era abbastanza bello e la temperatura oscillava tra i 20 e i 26 gradi quando il procuratore Lupacchini era andato a deporre al Csm contro Nicola Gratteri. Il quale era convocato per il giorno dopo, quando, pur con la stessa temperatura, ci furono nuvole e anche pioggia.

Fin dalla sera del 25 il procuratore superscortato di Catanzaro si era messo in cerca di Luca Palamara, membro della commissione disciplinare del Csm. Il quale prima non aveva risposto, ma infine si era concesso per un caffè al bar “Cigno”. Di che cosa possono parlare al bar, quando i due si erano infine incontrati, due magistrati di cui uno deve deporre di fronte all’altro dopo poche ore, uno che sa già quel che ha detto il giorno prima il “nemico” dell’altro? Credo del tempo, visto che si era improvvisamente così messo al brutto.

Se ne occuperà, se lo vorrà, il procuratore Cantone a Perugia, anche se il reato di traffico di influenze è già stato amnistiato dal procuratore generale della cassazione Giovanni Salvi, per lo meno per i magistrati. Ma forse Luca Palamara, che non pare proprio uno di quelli portati ad aver simpatia per lo stile Gratteri, potrebbe raccontare com’era il tempo quel giorno a Roma.

Che cosa succede adesso, avvocato Iai? La commissione disciplinare dovrà giudicare nel merito le incolpazioni del procuratore Lupacchini, che intanto rimane a Torino dove è stato trasferito ormai in via definitiva. Ma abbiamo chiesto di discutere pubblicamente e con urgenza il caso, dice. Anche perché (pensiero fuggevole) il dottor Lupacchini, che non ha interesse a un insabbiamento diplomatico, nell’agosto del 2021 compirà settant’anni, e se è andato in pensione persino Davigo