Come da tradizione stellata, i parlamentari grillini sono i migliori di tutti finché fedeli alla linea del capo. Salvo trasformarsi in cinici profittatori assetati di prebende e denari, se decidono di lasciare il partito. Prassi consolidata che da Pizzarotti, a Nugnes e De Falco, non smentisce mai se stessa, all’insegna di accuse che si ripetono stanche a ogni “tradimento”. Dunque sotto a chi tocca. Stavolta è il braccio destro di Luigi Di Maio, Dario De Falco, a procedere alla character assassination di Ugo Grassi e Francesco Urraro, transitati nella Lega, e di Stefano Lucidi.

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«Vi racconto chi sono i traditori», è la premessa che apre il post su Facebook. Poi la gogna. Di Ugo Grassi scrive: «Vi basti sapere che l’ho incontrato a luglio dello scorso anno perché era critico sulle restituzioni di parte dello stipendio,
era agitatissimo e in quella circostanza piangendo mi disse che “così non si riusciva a campare”. Gli risposi “vai a dirlo a chi non lavora o a chi si fa il mazzo per 12 ore al giorno a 700/800 euro al mese!”». In sintesi? Era un avido. Poi è il turno di Urraro. «Mi ha raccontato – dice De Falco – che il suo problema politico fosse l’entrata
in vigore della nuova legge sull’interruzione dei termini di prescrizione. Ci aveva ripensato, non era più d’accordo e l’ho invitato ad incontrarci l’indomani per discutere del tema anche con il Ministro Bonafede, ma qualche minuto dopo esserci salutati ho capito che quello era solo un pretesto». Sintesi: bugiardo, e anche un po’ sciacallo. Infine la terza coltellata a Stefano Lucidi, «arrabbiatissimo, perché quando Luigi Di Maio è stato in Umbria, la sua regione, non ha scattato neppure un selfie con lui e con questo un parlamentare dimostra di non contare un caxxo!».