“Nessuna minaccia di sospensione dell’attività giudiziaria. L’Associazione nazionale magistrati non sospende nulla, non ne ha il potere, non ha mai pensato di farlo”. Dopo le polemiche scoppiate nella serata di domenica per il documento dell’Anm in cui le toghe evocavano la possibilità di “rallentare immediatamente tutte le attività dei rispettivi uffici”, arrivando a non escludere “nei casi più estremi, anche la sospensione dell’attività giudiziaria non urgente” in caso di mancata vaccinazione nel più breve tempo possibile, è arrivata una repentina marcia indietro.

A farla il presidente dell’Anm, Giuseppe Santalucia, a RaiNews 24. Per Santalucia l’associazione di categoria “ha rappresentato a chi ha compiti organizzativi di valutare se ruoli stracarichi di procedimenti, udienze affollate possano oggi convivere con il problema drammatico di una recrudescenza del contagio”.

Sempre Santalucia, questa volta in una intervista al Gr1 della Rai, ha aggiunto che quella nota “non era una richiesta di vaccinazione prioritaria della corporazione dei magistrati. Abbiamo detto che in un periodo in cui si chiude l’Italia di considerare che l’udienza è un luogo di esposizione a rischio. Salutiamo con favore la notizia della proroga dell’attività emergenziale ma può non essere del tutto soddisfacente. Ci sono settori di attività giudiziaria che continuano in presenza fisica in situazioni logistiche non adeguate”.

In mattinata fonti del Ministero della Giustizia avevano fatto trapelare all’Ansa che l’Anm già sapeva che sarebbe stato prorogato lo stato di emergenza per l’attività giudiziaria, con un decreto che porterà il termine al 31 luglio, così come le toghe conoscevano la scelta del governo di procedere alle vaccinazioni per classi di età.

Un tema, quello della vaccinazione per i magistrati, già al centro di un colloquio lo scorso 18 marzo, quando però il ministro Marta Cartabia aveva spiegato la linea del governo e del nuovo piano vaccinale del commissario Figliuolo in cui la precedenza era in base all’età in base ad un principio di uguaglianza e per evitare la competizione tra le categorie. In quell’occasione il Guardasigilli aveva fatto riferimento specifico ai cassieri dei supermercati, dall’inizio della pandemia in prima linea e per questo categoria a rischio, ma nonostante tutto in attesa ‘silente’ del loro turno.

Contro l’uscita dell’Anm si sono espressi anche degli stessi magistrati. Per il vicepresidente vicario del Tribunale di Milano Fabio Roia, a capo della sezione misure di Prevenzione del Tribunale di Milano e tra i primi magistrati colpiti dal Coronavirus nella cittadella giudiziaria di Milano, “il problema della categorie essenziali è che si prestano a molte variabili e molte interpretazioni – spiega a LaPresse – e che potevano essere lette come una nicchia di privilegio, mentre il criterio anagrafico è certamente più logico e trasparente”.

Sempre da Milano arriva anche il commento del Procuratore Francesco Greco, che si dice “assolutamente d’accordo con le indicazioni date dal governo per quanto riguarda il piano vaccinale e ritengo che la tutela delle vite umane, in particolare in questo momento quelle dei più anziani e delle persone più fragili, siano assolutamente prioritarie. Non c’è servizio pubblico che tenga davanti alla necessità di salvare delle vite umane”. Più che il vaccino, Greco chiede infatti di implementare “le indagini telematiche e il processo penale talematico, oltre che lo smart working, come si è già fatto nel primo lockdown”. Tutte misure che per Greco dovrebbero essere “sostenute e spinte in maniera più decisa dal governo”.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.