Andata e ritorno, botta e risposta, tra l’Argentina e l’Italia, tra Buenos Aires e Napoli. Il medico di Diego Armando Maradona, Leopoldo Luque, ha mandato un messaggio al primo figlio del campione, Diego Armando Maradona Jr., nato a Napoli nel 1986, da una relazione con Cristiana Sinagra. E Diego Jr risponde, senza troppi complimenti: la tensione è alta e l’inchiesta sul decesso del Pibe de Oro nel vivo dell’attenzione della magistratura e dei media.

Maradona è morto il 25 novembre 2020, a 60 anni, all’improvviso. Al centro dell’inchiesta, indagato per omicidio colposo, proprio Luque, insieme con la psichiatra Agustina Cosachov. Indignazione e scandalo hanno provocato i vocali tra i due, diffusi la settimana scorsa da Infobae. Il neurochirurgo ha chiamato Jana, altra figlia del Pibe de Oro, una “stronza di merda” perché insisteva per il ricovero del padre, e chiama lo stesso Maradona “ciccione” mentre stava per morire. I messaggi risalgono al giorno della morte dell’ex calciatore e allenatore. L’inchiesta indaga proprio sulle negligenze che avrebbero potuto causare la morte del campione argentino: il mancato ricovero, la convalescenza in una villa senza diversi confort, le medicine sbagliate, e altri aspetti ancora da chiarire.

“Mio padre era stanco, tutti se ne erano accorti. Ne ho parlato tante volte anche con lui. Mi diceva di essere soddisfatto di aver fatto ciò che voleva fare, ma questo non significa che volesse morire”, ha detto Diego Jr a Non è la D’Urso live. Diego Jr, allenatore e commentatore per Radio Crc, ha aggiunto che “il più grande difetto di mio padre era essere troppo buono con tutti” e che comunque “ho conosciuto Luque, a primo impatto mi sembrava una persona che aveva a cuore i problemi di mio padre”.

Luque ha mandato un messaggio a Diego Jr. dicendogli di aver trattato Maradona come se fosse suo padre. Proprio in diretta da Barbara D’Urso la risposta di Diego Jr. “Io mio padre non l’ho trattato come ha fatto lui. Quello che hanno fatto se lo piangeranno un giorno con Dio, ma prima di Dio c’è la magistratura in Argentina, stanno facendo un grande lavoro. Ho tanta fiducia. Fino all’ultimo giorno lotterò perché mio padre abbia giustizia. So che non ho colpe ma da figlio uno si domanda se potevo fare di più … ma non potevo”.

Tutta una questione ancora aperta, insomma, tra l’eredità, richieste di paternità che sbucano un giorno sì e l’altro pure, e le indagini sulla morte del Pibe de Oro. Al più presto il primo figlio del campione volerà in Argentina, prima di tutto per portare un bacio e un fiore sulla tomba del padre e poi per affrontare le questioni ancora aperte. “Quando è morto è stato un brutto momento – ha riconosciuto il 34enne, che il 25 novembre era ricoverato all’Ospedale Cotugno di Napoli per covid – ma anche ora si sta rivelando molto complicato”.

Antonio Lamorte