«Il tempo stringe. La corazzata della sinistra di potere è già al lavoro per bloccare ogni tentativo di cambiare. Non è il momento delle divisioni, dei pregiudizi ideologici, delle prese di posizione personali che nulla hanno a che vedere col futuro di Napoli»: ecco l’appello che Catello Maresca ha lanciato ieri alle forze di centrodestra. Parole ben più accomodanti rispetto a quelle con cui, nei giorni scorsi, il pm con ambizioni da sindaco aveva preso le distanze dai partiti e ribadito la volontà di fare a meno dei loro simboli.

Le persone più vicine a lui precisano che la lettera-appello, pubblicata ieri sul blog del candidato sindaco, non ha il valore di un dietrofront, ma punta a stimolare il confronto sul programma elettorale tra tutte le forze che hanno dimostrato interesse per il suo progetto. Chi nelle parole del pm legge un’apertura al sostegno di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega con tanto di simboli sulla scheda elettorale, dunque, si sbaglia. Certo è, tuttavia, che i toni di Maresca non erano mai stati tanto concilianti. A suggerirglieli devono essere stati innanzitutto i sondaggi, l’ultimo dei quali vede il candidato del centrosinistra Gaetano Manfredi in vantaggio di circa 12 punti percentuali.

Non solo: secondo gli esperti di Tecnè e dell’agenzia Dire, senza l’appoggio dei partiti di centrodestra Maresca non andrebbe oltre l’8,1%, dunque ben lontano da Manfredi al 40 e da Sergio Rastrelli, probabile candidato di Fi e Fdi, al 25. Questi numeri devono aver fatto capire al magistrato che dei partiti, “cinghie di trasmissione” tra la società civile che egli stesso ambisce a rappresentare e le istituzioni in cui punta a insediarsi, non può fare a meno. E che i partiti ai quali rivolgersi sono necessariamente quelli del centrodestra, al momento unica area politica non presidiata. La galassia di centrosinistra, d’altra parte, è nelle mani dei vari Manfredi, Antonio Bassolino, Alessandra Clemente e Sergio D’Angelo, il che esclude qualsiasi tentativo di inserimento da parte di altri candidati. Dunque non meravigliano le parole di Maresca, secondo il quale «Napoli ha bisogno di costruttori, non di distruttori che facciano il gioco della sinistra».

Non manca un attacco al principale avversario: «Chi vuole che Napoli rimanga così com’è ci ha già calato da Roma il suo candidato. Non è una cattiva persona ma non è autonomo, dovrà rispondere ai desiderata e agli ordini dei partiti romani che l’hanno imposto. E asseconderà la solita storia, già scritta, già vista negli ultimi trent’anni». L’apertura di Maresca, però, non sembra fare breccia nel muro del centrodestra. Partiti come Fi, che fino a qualche settimana fa puntavano sul pm per colmare il vuoto di classe dirigente e conquistare Palazzo San Giacomo, ora non sembrano disposti a scendere a compromessi. «Ci auguriamo che con Maresca si trovi un’intesa – spiega il coordinatore regionale dei berlusconiani Domenico De Siano – per costruire una coalizione che parta dal centrodestra e abbracci le espressioni del civismo napoletano. A condizione, però, che alle forze politiche sia consentito di correre con i rispettivi simboli».

In sintonia con De Siano è Antonio Iannone, commissario campano di Fdi, secondo il quale «i simboli sono indispensabili perché Napoli è stata condotta verso il default dal centrosinistra e da Luigi de Magistris rispetto ai quali il centrodestra è chiaramente alternativo. E poi le prossime comunali saranno anche un test politico». Già, un test politico. Gli ultimi sondaggi danno Fdi come primo partito col 20,7% dei consensi, il che quasi impone di non rinunciare al simbolo a Napoli come nelle altre città alle urne: raccogliere più voti rispetto a Fi e Lega consentirebbe alla leader Giorgia Meloni di ribaltare definitivamente i rapporti di forza all’interno della coalizione e di ottenerne la leadership. Chi è più possibilista, davanti alle parole di Maresca, è la Lega che in Campania vale poco più del 5% e, di conseguenza, non esclude la possibilità di rinunciare al proprio simbolo sulla scheda elettorale. «Catello Maresca esprime i valori del centrodestra – dice Severino Nappi, coordinatore cittadino della Lega – Bisogna spostare la discussione dal tema dei simboli al progetto per Napoli che ci vede tutti insieme».

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.